Il maestro Zen

Riporto una storia che ho letto qualche tempo fa in qualche angolo di Internet, così come la ricordo:

C’era una volta, in uno sperduto villaggio in Cina, un maestro Zen che dedicava le sue giornate alla meditazione. Era venerato da tutta la popolazione come un saggio, e perfino dalle più remote province cinesi venivano pellegrini a studiare gli insegnamenti di questo grande uomo.

Nello stesso villaggio, viveva anche una normale famiglia della quale faceva parte una ragazza adolescente. Un giorno i genitori scoprirono che la figlia era incinta.

Dato che a quell’epoca essere incinta prima del matrimonio era ragione di grande disonore, i genitori interrogarono la ragazza per sapere chi fosse il padre del bambino. La ragazza, messa alle strette, alla fine ammesse che il padre del bambino era il famoso maestro Zen.

A pochi giorni dal parto, i genitori della ragazza portarono il bambino al maestro, dicendo: “Maestro, questo bambino è vostro figlio, e ora dovete prendervi la responsabilità delle vostre azioni.”

Il maestro rispose semplicemente con un “Ah, è così?” e prese il bambino e lo crebbe con affetto e cura, come se fosse proprio. A causa di questo scandalo, la reputazione del saggio fu rovinata e nessun pellegrino si fermò più al tempio per imparare dal maestro.

Passò qualche mese e infine, straziata dai sensi di colpa, la giovane madre confessò ai genitori che il padre del bambino era in realtà un giovane ragazzo del villaggio.

I genitori della ragazza andarono quindi nuovamente al tempio del saggio e, dopo avere spiegato tutto,  chiesero di riavere il bambino.

Il maestro nuovamente rispose con un calmo “Ah, è così?” e consegnò il bambino ai suoi nonni.

Non è stato facile per me capire il senso di questa breve storia. All’inizio mi dava fastidio che il saggio ricevesse così, “supinamente” le false accuse che gli venivano poste. Se era innocente, perché accettare di avere la propria reputazione rovinata?

Poi, a poco a poco, dopo averci riflettuto per bene, ho cominciato a capire. Il maestro zen è un esempio per tutti noi. Non permette che eventi esterni turbino la sua calma interiore. Non se la prende per la perdita della propria reputazione perché un grande Uomo non è condizionato dall’opinione che gli altri gli riservano. Il saggio ha già dentro di sé tutta l’amore e la validazione di cui ha bisogno, è libero in questo senso: non deve appoggiarsi al supporto altrui per sentirsi bene, per avere stima di sé.

Quando gli viene affidato il neonato, lo cura con affetto come se fosse proprio e gode dell’esperienza. Allo stesso modo, quando restituisce il bambino lo fa senza provare alcun tipo di sentimento negativo. Il maestro è grande perché è focalizzato sul processo e non sul risultato finale. Non fa progetti sul futuro che avrà con il bambino ma invece spende il suo tempo fermo nel presente, godendo di ogni attimo e impegnandosi per fare il meglio e ugualmente per essere il meglio.

Nell’unica frase che dice, “Ah, è così?” il saggio dimostra di essere estraneo ma divertito dalla reazione della gente comune ad una possibile perdita di reputazione, da questi problemi che per i popolani sono enormi ma che per l’Uomo illuminato sono banali sciocchezze.

Allo stesso tempo pone un interrogativo che però non viene colto: “E’ così?” come a dire “Davvero? Siete sicuri? Che evidenza avete dei fatti?”. Evidentemente instillare questo dubbio è sufficiente, una volta prese le dovute considerazioni la famiglia avrebbe potuto arrivare autonomamente alla verità. Come si dice, Puoi condurre il cavallo all’acqua, ma non puoi obbligarlo a bere.

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2 thoughts on “Il maestro Zen

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