Miopia letteraria

Mi ero riproposto di non parlare di politica su questo blog, innanzitutto perché non è un argomento che mi interessa un granché. E poi ci sono già talmente tanti blog dedicati alla politica italiana (in genere rappresentano le due principali correnti di pensiero: “piove governo ladro” e “via Berlusconi dal parlamento”) che sinceramente non pensavo di potere avere nulla di nuovo da aggiungere.

Ma, grazie all’introduzione della Legge Levi, finalmente anche io ho la possibilità di lamentarmi pubblicamente della classe politica italiana! Per festeggiare questo evento userò perfino un’immagine:

Logo della repubblica delle banane

Ah, adesso sì che mi sento multimediale.

Ma torniamo a noi. Di cosa tratta questa benedetta legge? Introduce due norme principali per regolamentare il prezzo dei libri:

  1. Tutti i negozi (piccoli, grandi, online) non potranno praticare sconti superiori al 15% sul prezzo di copertina. Durante il mese di Dicembre invece non potranno praticare alcuno sconto (!)
  2. Gli editori non potranno effettuare sconti superiori al 25% nelle loro campagne promozionali e saranno obbligati ad offrire lo stesso sconto a tutti i rivenditori.

Piccoli editori e librai gioiscono, pensando che questa legge (che hanno domandato a gran forza) possa risollevare i loro bilanci.  Non lo farà, ovviamente.

I consumatori invece si sono giustamente incazzati: non si capisce perché a rimetterci debbano sempre essere i lettori.

Ma perché dico che questa legge non solleverà le sorti del mercato dei libri in Italia?

Perché si tratta di un atto di protezionismo artificiale richiesto da chi spera di salvare il proprio modo di fare business dall’inesorabile avanzamento tecnologico, economico e culturale che stiamo vivendo.

Ma il modello della libreria anni ’60 non può continuare a funzionare per evidenti motivi. Ve li ricordate i negozietti sotto casa che vendevano un po’ di tutto? Sono stati spazzati via tra gli anni 80 e 90 dai grossi centri commerciali, che riescono ad offrire una grande varietà di merci a prezzi più bassi. E’ un processo di selezione naturale: chi riesce ad offrire la migliore qualità al prezzo più basso cresce, gli altri chiudono.

(intramezzo: ve lo immaginate un decreto che fissa, per legge, lo sconto massimo che può essere applicato al prosciutto o al salame? Farebbe solo ridere, no?)

Attenzione però: non tutti i negozietti hanno chiuso. Alcuni esistono ancora: sono quelli che hanno deciso di non combattere i “grandi” sul prezzo ma sulla qualità. Sono quelli che ti offrono quei prodotti tipici che non trovi da nessun’altra parte, o quelli dove il macellaio ti sa dire perfino quante macchie aveva la mucca sul pelo. Sono quelli insomma che hanno avuto il coraggio e l’abilità di evolversi per sfruttare il cambiamento invece che rimanere fermi sulle proprie posizioni a sbuffare e battere i piedi.

Le librerie e gli editori italiani devono necessariamente adeguarsi con un processo simile o chiudere, perché nessuna quantità di carte bollate li potrà salvare dal progresso. Anche a parità di prezzo, la grande catena avrà sempre un catalogo più fornito della piccola libreria ed il negozio online sarà sempre più comodo di entrambi.

Si salverà chi riesce a riconoscere che non tutti i lettori adorano Harry Potter e Twilight. Che il libro in inglese sta prendendo sempre più piede, ma che anche le librerie delle grandi catene gli dedicano a malapena un angolino. Che comprare un libro può essere un’esperienza, un’attività divertente in se stessa e non semplicemente un’altra commissione. Che i clienti sono prima di tutto esseri umani e che come tali sono motivati da fattori non sempre matematici.

Il prezzo non è tutto. Odio citarli, ma Apple ad esempio l’ha capito e guadagna milioni su milioni vendendo computer ad un prezzo molto più alto della concorrenza. Così come Starbucks ha fatto successo vendendo caffé ad un prezzo che è obiettivamente ben al di la’ dei costi di produzione. Entrambi hanno saputo presentare i loro prodotti non come “un altro computer” o “un altro caffé”, ma come “il computer per i creativi” ed “il piacere di un buon caffé”.

Se il tuo prodotto non è ne più ne meno bello di tutti gli altri, in pochi sono disposti a pagare di più per semplice solidarietà. Queste sono le regole del mercato.