Forza Gnocca

Ieri il Premier scherzando dice che il prossimo nome per il suo partito sarà Forza Gnocca.

Ovviamente era solo questione di minuti. Infatti da questa mattina è online forzagnocca.it. All’inizio era stata messa una pagina-copia del sito del PDL. Adesso invece il sito ospita una lettera aperta di due giovani imprenditori italiani ai media e alla classe politica.

Michele e Stefano hanno aperto la loro startup, Vinswer, negli States, perché in Italia, cito testualmente, “è molto più difficile, troppo più difficile”.

Bravi Michele e Stefano, avete usato l’arte del trolling nella migliore maniera possibile, avete lanciato un messaggio importantissimo.

Quando capiranno i nostri governanti che la chiave per la risalita economica passa per la giovane imprenditoria? Perché da noi non si può alleggerire e semplificare la tassazione e specialmente la burocrazia per le nuove imprese? Lo Stato non sta forse ledendo la mia libertà di lavorare se di fatto non mi permette di aprire la mia azienda senza impazzire e senza spendere una fucilata in avvocati, commercialisti e notai?

Mah. Per ora cercare fortuna all’estero sembra ancora la scelta migliore. Ma poi non lamentatevi se c’è la “fuga dei cervelli”.

Miopia letteraria

Mi ero riproposto di non parlare di politica su questo blog, innanzitutto perché non è un argomento che mi interessa un granché. E poi ci sono già talmente tanti blog dedicati alla politica italiana (in genere rappresentano le due principali correnti di pensiero: “piove governo ladro” e “via Berlusconi dal parlamento”) che sinceramente non pensavo di potere avere nulla di nuovo da aggiungere.

Ma, grazie all’introduzione della Legge Levi, finalmente anche io ho la possibilità di lamentarmi pubblicamente della classe politica italiana! Per festeggiare questo evento userò perfino un’immagine:

Logo della repubblica delle banane

Ah, adesso sì che mi sento multimediale.

Ma torniamo a noi. Di cosa tratta questa benedetta legge? Introduce due norme principali per regolamentare il prezzo dei libri:

  1. Tutti i negozi (piccoli, grandi, online) non potranno praticare sconti superiori al 15% sul prezzo di copertina. Durante il mese di Dicembre invece non potranno praticare alcuno sconto (!)
  2. Gli editori non potranno effettuare sconti superiori al 25% nelle loro campagne promozionali e saranno obbligati ad offrire lo stesso sconto a tutti i rivenditori.

Piccoli editori e librai gioiscono, pensando che questa legge (che hanno domandato a gran forza) possa risollevare i loro bilanci.  Non lo farà, ovviamente.

I consumatori invece si sono giustamente incazzati: non si capisce perché a rimetterci debbano sempre essere i lettori.

Ma perché dico che questa legge non solleverà le sorti del mercato dei libri in Italia?

Perché si tratta di un atto di protezionismo artificiale richiesto da chi spera di salvare il proprio modo di fare business dall’inesorabile avanzamento tecnologico, economico e culturale che stiamo vivendo.

Ma il modello della libreria anni ’60 non può continuare a funzionare per evidenti motivi. Ve li ricordate i negozietti sotto casa che vendevano un po’ di tutto? Sono stati spazzati via tra gli anni 80 e 90 dai grossi centri commerciali, che riescono ad offrire una grande varietà di merci a prezzi più bassi. E’ un processo di selezione naturale: chi riesce ad offrire la migliore qualità al prezzo più basso cresce, gli altri chiudono.

(intramezzo: ve lo immaginate un decreto che fissa, per legge, lo sconto massimo che può essere applicato al prosciutto o al salame? Farebbe solo ridere, no?)

Attenzione però: non tutti i negozietti hanno chiuso. Alcuni esistono ancora: sono quelli che hanno deciso di non combattere i “grandi” sul prezzo ma sulla qualità. Sono quelli che ti offrono quei prodotti tipici che non trovi da nessun’altra parte, o quelli dove il macellaio ti sa dire perfino quante macchie aveva la mucca sul pelo. Sono quelli insomma che hanno avuto il coraggio e l’abilità di evolversi per sfruttare il cambiamento invece che rimanere fermi sulle proprie posizioni a sbuffare e battere i piedi.

Le librerie e gli editori italiani devono necessariamente adeguarsi con un processo simile o chiudere, perché nessuna quantità di carte bollate li potrà salvare dal progresso. Anche a parità di prezzo, la grande catena avrà sempre un catalogo più fornito della piccola libreria ed il negozio online sarà sempre più comodo di entrambi.

Si salverà chi riesce a riconoscere che non tutti i lettori adorano Harry Potter e Twilight. Che il libro in inglese sta prendendo sempre più piede, ma che anche le librerie delle grandi catene gli dedicano a malapena un angolino. Che comprare un libro può essere un’esperienza, un’attività divertente in se stessa e non semplicemente un’altra commissione. Che i clienti sono prima di tutto esseri umani e che come tali sono motivati da fattori non sempre matematici.

Il prezzo non è tutto. Odio citarli, ma Apple ad esempio l’ha capito e guadagna milioni su milioni vendendo computer ad un prezzo molto più alto della concorrenza. Così come Starbucks ha fatto successo vendendo caffé ad un prezzo che è obiettivamente ben al di la’ dei costi di produzione. Entrambi hanno saputo presentare i loro prodotti non come “un altro computer” o “un altro caffé”, ma come “il computer per i creativi” ed “il piacere di un buon caffé”.

Se il tuo prodotto non è ne più ne meno bello di tutti gli altri, in pochi sono disposti a pagare di più per semplice solidarietà. Queste sono le regole del mercato.

“Pugno nel metrò”, non poteva andare diversamente

Da qualche giorno giornali e telegiornali riportano la notizia di Maricica Hahaianu, l’infermiera 32enne aggredita in una stazione della metropolitana  di Roma e rimasta a terra nell’indifferenza generale.

Le reazioni del mondo mediatico e politico sono ovviamente state durissime, specialmente contro i passanti che hanno continuato a pensare agli affari propri invece che fermarsi ad aiutare. Il sindaco Alemanno è pronto a denunciare chi non è intervenuto, il Codacons ha depositato una denuncia contro ignoti.

Il fatto è certamente gravissimo e merita l’attenzione del grande pubblico, specialmente per farci riflettere sul funzionamento “nascosto” della nostra società.
Tuttavia, non me la sento di condannare i passanti che non si sono fermati ad aiutare. Sono infatti convinto che quanto è accaduto è normale, e non poteva essere evitato.

Vediamo perché.

Ecco un estratto delle immagini riprese dalla telecamera di sorveglianza:

Fasi dell'aggressione alla metropolitana di Roma

La vittima e l’aggressore camminano fianco a fianco (1), cominciano a litigare (2, 3) e ad un certo punto l’uomo colpisce la donna(4), che cade per terra(5).

La cosa importante da sottolineare è che il momento dell’aggressione è avvenuto sotto i soli occhi della telecamera: come possiamo vedere dall’immagine 4, al momento del colpo al viso, la stazione è semideserta.
Se la stessa scena avesse avuto luogo affollato, è difficile immaginare che nessuno sarebbe intervenuto ad aiutare Maricica.

Ora, lo sconcerto dei media è tutto nel momento compreso tra le immagini 5 e 6, quando la donna a terra viene tranquillamente ignorata dai passeggeri della metro.

Daniel Goleman (psicologo e giornalista americano) nel suo ottimo libro “Menzogna, autoinganno, illusione” (BOL) ci aiuta a capire perché il comportamento dei passanti non è crudele ma normale.
Ci racconta in particolare di un esperimento (questo) effettuato dal sociologo John M. Darley al Seminario Teologico di Princeton qualche anno fa:

Ad un gruppo di studenti di teologia al Seminario Teologico di Princeton fu assegnato un tema, un sermone da mettere in pratica.  Metà degli studenti ebbero, come tema, la parabola del Buon Samaritano: colui che si fermò per aiutare lo sconosciuto bisognoso sul ciglio della strada. Agli altri furono invece dati temi a caso tratti dalla Bibbia. Poi, uno alla volta, fu detto loro di andare in un altro edificio a predicare i loro sermoni. Nell’andare dal primo edificio al secondo, ognuno di loro passò di fianco ad un uomo piegato in due, che gemeva, ed era chiaramente in difficoltà. La domanda è: Si sono fermati ad aiutare?

E soprattutto: fece qualche differenza il fatto che contemplassero la parabola del Buon Samaritano? Risposta: No, per niente. Saltò fuori che a determinare se qualcuno si sarebbe fermato ad aiutare uno sconosciuto in difficoltà era quanto si sentisse di fretta, quanto pensasse di essere in ritardo, o se era assorto nel discorso da tenere.

Quindi, se in un gruppo di studenti di teologia, che si preparavano a tenere un sermone sulla parabola del Buon Samaritano, nessuno o quasi si è fermato ad aiutare uno sconosciuto, cosa possiamo mai pretendere dalla normale gente di tutti i giorni che prende la metro?

Invece delle critiche contro i passanti, quello che dobbiamo portare a casa da questa triste notizia è forse più un esame di coscienza collettivo, che ci porti a capire quali sono le cose per noi veramente importanti.

Nello specifico, è più importante arrivare in orario in ufficio o salvare una vita umana? Sembra una domanda stupida, ma ce la dobbiamo fare.

Per concludere, vi lascio con un discorso di Daniel Goleman proprio su questo argomento tenuto al TED nel 2007 (non preoccupatevi, è sottotitolato anche in italiano 🙂 )