“E’ bellissima”

Ah, essere l’unico single in una compagnia di amici fidanzati.

L’altra sera esco con una coppia di amici, li chiameremo Paolo e Francesca.

“Dai, vieni con noi alla festa della birra, che ci divertiamo” mi dice lui al telefono. “E poi ci sono in giro anche le colleghe della Fra (che fa l’infermiera, ndr.)”

Detto fatto, in tempo zero sono lavato, sbarbato, vestito e pronto a giocare una bella partita con quelche sexy-infermierina.

Arriviamo alla festa, ci sediamo ad un tavolo a caso e cominciamo a chiacchierare del più e del meno tra un boccale di birra e un panino con la salamella, mentre sul palco il gruppo comincia a suonare vari gloriosi classici del rock: Pink Floyd, Deep Purple, Hendrix.

Inevitabilmente, la conversazione arriva al punto saliente: “Fra, ma quando arrivano le tue amiche?” chiedo. “Appena staccano dal lavoro ci raggiungono” mi fa lei, e poi aggiuge: “E c’è anche la Giulia, la mia collega preferita. E anche lei è single! E poi vedrai, è bellissima. Ha un viso dolcissimo e un carattere stupendo. Certo è un po’ sovrappeso, ma è proprio bellissima. Sicuramente la più bella del reparto!!”

Ora, io ho un paio teorie a proposito delle amiche delle ragazze degli amici, che tristemente non smettono mai di verificarsi corrette.

Punto 1, la fidanzata dell’amico ha questo tipo di rapporti di amicizia, dal più probabile al meno probabile:

  • Non ha amiche
  • Non ha amiche single
  • Non ha amiche single fighe
  • Ha amiche single, anche fighe, ma non lo saprai mai perché non te le farà mai conoscere. Nel caso improbabile che te le faccia conoscere si sentirà in dovere di informarti che quelle fighe sono proprio delle stronze, delle zoccole e trattano male tutti i ragazzi ed è meglio perderle che trovarle.

Punto 2, quando una ragazza (qualsiasi) parlandoti di una sua amica ti dice che è bellissima, simpaticissima e bravissima, al 99.9998% sta per presentarti un cesso inenarrabile.

A questo punto, dopo avere sentito cantare le lodi della bellissima Giulia per un buon quarto d’ora, penso bene di andare a procurarmi un’altra birra per avere almeno un conforto alcolico a cui aggrapparmi durante l’imminente catastrofe.

E come volevasi dimostrare, nel giro di dieci minuti viene avvistata una balena bianca all’orizzonte. E chi può essere se non la bellissima Giulia?

Una sosia di Giulia

Si, tranne l’intimo leopardato era proprio uguale.

Grazie di esistere, amata birra. Tu che sei delizioso nettare degli Dei. Tu che mi aiuti nei momenti più difficili.

A parte gli scherzi, il peggio non è stato certo conoscere la povera infermiera sovrappeso. Ci mancherebbe, nonostante il mio interesse fosse pari a zero abbiamo comunque trascorso una bella serata scherzando e ridendo in compagnia. Sono una persona a modo, io 🙂

Il peggio, dicevo, è stato a fine serata, quando dopo avere salutato la balena Giulia, Paolo e Francesca hanno voluto soddisfare la propria curiosità:

“Allora, ti piace la Giulia?” mi chiedono all’unisono.

“No.”

“Ma come no? E’ bellissima! Ha un viso stupendo! E’ in cerca di un uomo! Come fa a non piacerti???”

“Guarda, se dimagrisse di 20-30 chili magari sarebbe veramente carina. Ma così com’è, proprio non ci siamo. E poi ha 34 anni… se non è dimagrita fino ad oggi, mi sa che ci sono poche speranze.”

Inutile dire che sono stato processato per direttissima dal tribunale della gente perbene e che sono stato giudicato colpevole di stronzaggine e superficialità.

Dovrei accontentarmi, mi dicono. Magari è grassa solo perché è sola e una volta fidanzata dimagrirebbe.  E poi è così dolce e brava. Certo è un po’ sovrappeso. Certo è più vecchia di te. Ma sei perfetto tu?

Fosse stata la prima volte che mi trovavo in una situazione del genere, avrei speso un sacco di tempo provando a spiegare che chi si accontenta non gode. Che una persona così sovrappeso ha dei problemi gravi anche a livello psicologico oltre che fisico. Che è naturale che gli uomini diano più importanza all’aspetto fisico. Che solo la settimana prima mi avevano visto assieme ad una gran bella figa.

Ma sono stanco di ripetere sempre le stesse cose a chi non mi vuole ascoltare perché ha ragione. Mi sono limitato a rispondere con un “Beh, a me non piace, punto.”. E grazie a Dio poi abbiamo cambiato argomento.

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Il maestro Zen

Riporto una storia che ho letto qualche tempo fa in qualche angolo di Internet, così come la ricordo:

C’era una volta, in uno sperduto villaggio in Cina, un maestro Zen che dedicava le sue giornate alla meditazione. Era venerato da tutta la popolazione come un saggio, e perfino dalle più remote province cinesi venivano pellegrini a studiare gli insegnamenti di questo grande uomo.

Nello stesso villaggio, viveva anche una normale famiglia della quale faceva parte una ragazza adolescente. Un giorno i genitori scoprirono che la figlia era incinta.

Dato che a quell’epoca essere incinta prima del matrimonio era ragione di grande disonore, i genitori interrogarono la ragazza per sapere chi fosse il padre del bambino. La ragazza, messa alle strette, alla fine ammesse che il padre del bambino era il famoso maestro Zen.

A pochi giorni dal parto, i genitori della ragazza portarono il bambino al maestro, dicendo: “Maestro, questo bambino è vostro figlio, e ora dovete prendervi la responsabilità delle vostre azioni.”

Il maestro rispose semplicemente con un “Ah, è così?” e prese il bambino e lo crebbe con affetto e cura, come se fosse proprio. A causa di questo scandalo, la reputazione del saggio fu rovinata e nessun pellegrino si fermò più al tempio per imparare dal maestro.

Passò qualche mese e infine, straziata dai sensi di colpa, la giovane madre confessò ai genitori che il padre del bambino era in realtà un giovane ragazzo del villaggio.

I genitori della ragazza andarono quindi nuovamente al tempio del saggio e, dopo avere spiegato tutto,  chiesero di riavere il bambino.

Il maestro nuovamente rispose con un calmo “Ah, è così?” e consegnò il bambino ai suoi nonni.

Non è stato facile per me capire il senso di questa breve storia. All’inizio mi dava fastidio che il saggio ricevesse così, “supinamente” le false accuse che gli venivano poste. Se era innocente, perché accettare di avere la propria reputazione rovinata?

Poi, a poco a poco, dopo averci riflettuto per bene, ho cominciato a capire. Il maestro zen è un esempio per tutti noi. Non permette che eventi esterni turbino la sua calma interiore. Non se la prende per la perdita della propria reputazione perché un grande Uomo non è condizionato dall’opinione che gli altri gli riservano. Il saggio ha già dentro di sé tutta l’amore e la validazione di cui ha bisogno, è libero in questo senso: non deve appoggiarsi al supporto altrui per sentirsi bene, per avere stima di sé.

Quando gli viene affidato il neonato, lo cura con affetto come se fosse proprio e gode dell’esperienza. Allo stesso modo, quando restituisce il bambino lo fa senza provare alcun tipo di sentimento negativo. Il maestro è grande perché è focalizzato sul processo e non sul risultato finale. Non fa progetti sul futuro che avrà con il bambino ma invece spende il suo tempo fermo nel presente, godendo di ogni attimo e impegnandosi per fare il meglio e ugualmente per essere il meglio.

Nell’unica frase che dice, “Ah, è così?” il saggio dimostra di essere estraneo ma divertito dalla reazione della gente comune ad una possibile perdita di reputazione, da questi problemi che per i popolani sono enormi ma che per l’Uomo illuminato sono banali sciocchezze.

Allo stesso tempo pone un interrogativo che però non viene colto: “E’ così?” come a dire “Davvero? Siete sicuri? Che evidenza avete dei fatti?”. Evidentemente instillare questo dubbio è sufficiente, una volta prese le dovute considerazioni la famiglia avrebbe potuto arrivare autonomamente alla verità. Come si dice, Puoi condurre il cavallo all’acqua, ma non puoi obbligarlo a bere.

Come “Il Gioco” ha fatto di me una persona migliore

image La storia inizia qualche anno fa.

Girovagando in rete, nella speranza di migliorare il mio inglese, decisi di scaricarmi qualche audiolibro in lingua originale (L’audiolibro è un formato molto popolare nei paesi anglosassoni ma pressoché sconosciuto qui in Italia. Per chi non sapesse cosa sia, ci sono maggiori informazioni qui). Mi imbattei in due titoli che sembravano interessanti:

  • The 4 hour workweek, di Tim Ferris (Inglese, Italiano), un libro molto interessante, del quale parlerò in futuro e
  • The Game, di Neil Strauss (Inglese, Italiano )

Diligentemente ascoltai tutto 4HWW, a volte aiutandomi con la versione PDF per comprendere bene il tutto. The Game, invece, rimase dimenticato in qualche cartella del mio hard disk per diversi mesi, fino al fatidico giorno nel quale ritrovandolo per caso aggiunsi i file MP3 alla mia playlist.

Una storia intrigante

Il libro è il racconto autobiografico di alcuni anni di vita di Neil Strauss, giornalista per il magazine americano Rolling Stones.
Inizia raccontandoci come, seguendo per un anno il tour dei Motley Crue e lavorando gomito a gomito con le celebri rock star, l’autore abbia ricevuto un totale di un bacio: da Tommy Lee ubriaco.

La realizzazione bruciante che neanche avendo a disposizione migliaia di “groupies” era riuscito ad avere una relazione con una donna, lo spinge quindi sulla rete, nei gruppi di discussione e nei forum, per cercare di capire che cosa aveva di sbagliato. Finché non si imbatte nel gruppo di discussione di “Mystery”, un guru della seduzione che elargisce la propria saggezza ad una manciata di lettori. O, come si definisce egli stesso, un Pick Up Artist, o PUA (in italiano potrebbe essere Artista Del Rimorchio).

Mystery sostiene che l’approccio al gentil sesso deve essere considerato alla stregua di un gioco, dove per vincere la partita basta avere la strategia corretta. E in ogni caso, perdere non è mai una  tragedia, ci sono tante altre partite da giocare!

Il libro continua poi descrivendo il percorso che porta un autore impacciato e anche un po’ sfigato a diventare egli stesso un Pick Up Artist di enorme successo.

Galvanizzato dalla lettura, decisi quindi di mettermi al computer e cercare questa Seduction Community nella rete. Magari esisteva veramente, e non si trattava solo dell’invenzione di uno scrittore americano. Beh, con felicità scoprii che non solo esisteva veramente una comunità di gente proprio come me che cercava di migliorare il proprio approccio al mondo femminile, ma che si trattava di un ambiente veramente interessante, fertile di idee e tollerante verso i newbies.

Inutile dire che i gruppi di discussione e i blog dei vari PUA sono diventati da quel giorno parte del mio quotidiano. Mentre l’uomo medio legge le news del giorno sul sito del corriere (o la gazzetta, o qualsiasi altro giornale), le mie pause caffé e tempi morti sono riempiti dalla saggezza dei membri della Seduction Community.

Un mondo inaspettato

Ma di cosa parlano questi curiosi personaggi? Frasi magiche che fanno cadere le mutandine alle signore? Tecniche di ipnosi al limite del legale?

Beh, non proprio. La prima, dura lezione che aspetta l’apprendista seduttore è che non esistono pillole magiche o tecniche infallibili. Nemmeno i più quotati PUA hanno un successo del 100%. Ma non per questo bisogna scoraggiarsi.

Una delle prime cose che apprendiamo è che il gioco viene diviso in due principali settori: l’outer game e l’inner game.

L’outer game è la parte più visibile e facile da capire. Si tratta di tutta la “tecnica”, dall’approccio al caffè della mattina dopo. Che cosa dire, che argomenti proporre, come approcciare un gruppo di sconosciute, come isolare la “preda” dalle amiche o dagli amici per riuscire il giusto livello di intimità. Come toccare, dove toccare, quando toccare, quanto toccare. Esistono una marea di guide, a pagamento e non. La più famosa si chiama “Magic Bullets”, e vale veramente la pena di darle un’occhiata. E’ stata scritta dai seguaci di Mystery, come evoluzione delle tecniche professate dal PUA protagonista di The Game.
Altri si affidano alla Programmazione Neuro-Linguistica (PNL) e la sbandierano come la panacea di tutti i mali.
L’outer game quindi non è nient’altro che una serie di attrezzi che il seduttore deve imparare a maneggiare per riuscire a destreggiarsi nelle varie situazioni.

Discorso diverso per l’inner game. Se lo scopo dell’outer game è cambiare le nostre azioni per ottenere risultati migliori, lo scopo dell’inner game è cambiare il nostro modo di vedere le cose per cambiare le nostre azioni.
Faccio un esempio. Molte delle tecniche dell’outer game funzionano perché ci portano ad imitare passo-passo come un uomo con una smisurata fiducia in sé stesso si comporterebbe in una data situazione (in questo caso, rimorchiare 🙂 ). La funzione dell’inner game invece è quella di aiutare lo studente a raggiungere “naturalmente” uno stato di alta fiducia in sé stesso. In questo modo, si possono abbandonare le tecniche e si può invece affidare semplicemente all’istinto.
Contrariamente all’outer game, non esiste una guida definitiva all’inner game. La motivazione è facilmente comprensibile: l’inner game compete ad un campo di studio che fa scervellare da migliaia di anni filosofi e, più recentemente, psicologi e sociologi. Finché non avremo capito perfettamente come funziona il cervello umano, non potremo scrivere una guida definitiva. E chissà, forse neanche allora.

Sia chiaro, non sto sostenendo che l’inner game sia superiore all’outer game, anzi. Specialmente all’inizio, fa comodo avere una serie di attrezzi da utilizzare al momento del bisogno. E anche chi ha una certa esperienza gode della “rete di sicurezza” offerta da un solido outer game.
Inoltre, per chi arriva da una situazione di bassa autostima, i risultati ottenuti tramite la pratica dell’outer game sono fondamentali per aumentare la fiducia in sé stesso.

In ogni caso, una cosa è certa: il mondo della Seduction Community offre strumenti veramente utili a qualsiasi uomo che abbia lo scopo di migliorare sé stesso.  A volte si tratta di consigli pratici, altre volte invece sono spunti di riflessione anche filosofici.

Molto del materiale che scrivo qui origina proprio da questo viaggio che ho deciso di intraprendere, alla scoperta di me stesso, delle dinamiche sociali e della relazione tra me e gli altri.

Roba da uomo

Nel mio infinito girovagare in Internet, sono capitato su questo articolo: Do you really want to keep your man card? che offre un interessantissimo spunto di riflessione su come il sessismo colpisce gli uomini quanto le donne.

Nell’articolo, l’autrice ci elenca alcune delle violazioni al codice di etica maschile (che ogni uomo conosce ed applica senza neanche rendersene conto). Ecco alcune di queste violazioni:

  • Essere un parrucchiere, infermiere, educatore
  • Depilarsi
  • Usare una borsa (o un borsello)
  • Cucinare (tranne che per corteggiare, nel qual caso è ok)
  • Il colore rosa
  • Bere cocktails alla frutta
  • Piangere
  • Fare shopping
  • Guardare film romantici
  • Non amare gli sport (specialmente il calcio)
  • Sedersi per fare pipì
  • Parlare dei propri sentimenti (tranne rabbia e lussuria)

Alcune di queste “violazioni” sembrano uscite da una barzelletta, ma bastano due minuti di riflessione per rendersi conto di quanto la nostra vita è condizionata da questi “fattori esterni”.

Fin da bambini, da quando i nostri genitori e la società ci insegnano le differenze tra i “maschietti” e le “femminucce”, abbiamo subito un accurato lavaggio del cervello che ora ci spinge ad evitare alcuni atteggiamenti e a preferirne altri semplicemente per non sembrare meno uomo.

Esempio: sei appena stato lasciato dalla tua compagna? L’atteggiamento corretto consiste nel affogare la tristezza nell’alcool. Assolutamente non piangere e non parlare dei tuoi sentimenti con amici o parenti (specialmente da sobrio). Gli uomini in fondo non hanno bisogno di piangere o confidarsi. Giusto?

Vero uomo? Vero schiavo!

Nella mia ricerca di cosa significa essere Uomo e di che cosa significa essere un adulto, mi sono imbattuto nel muro del “codice maschile” più di una volta. Ed ho capito una cosa fondamentale. Che questo muro, esattamente come una cella di carcere, ha il solo scopo di limitare la nostra libertà, la nostra espressione. Ci protegge nello stesso modo in cui la galera protegge il carcerato.

Ma in realtà, il muro non esiste. E’ semplicemente un’illusione. Come tutte le idee che convivono nella nostra mente, anche questa può essere piegata, superata o sostituita. Ed infatti io ho proprio sostituito questo inutile elenco di cosa è permesso e cosa non è permesso con una semplice verità assoluta: Il vero Uomo fa quello che desidera, senza preoccuparsi di cosa gli altri possano pensare.

Se voglio vedermi un film romantico, perché mai devo sentirmi in colpa? Se voglio passare un pomeriggio a fare shopping, lo faccio e basta. Mi sono comprato un paio di tende viola per le finestre della mia camera da letto perché mi piacevano. E le mostro con orgoglio a chiunque entri nella mia camera 🙂

La cosa veramente interessante di questo approccio alla vita è la reazione della gente alle scelte dell’Uomo libero. Innanzitutto bisogna considerare che il 90% delle persone è troppo occupato a pensare a sé stesso per formulare un giudizio su di te. Del restante 10%, ho notato che solo gli uomini (con la u minuscola) si sprecano in critiche, mentre gli altri (Uomini e Donne) sono invece affascinati da una tale dimostrazione di sicurezza.

La scelta, in ogni caso, è sempre nostra: degli Uomini liberi. Possiamo scegliere di seguire le “regole” o di ignorarle, ma è fondamentale realizzare che abbiamo la facoltà di decidere con la nostra testa. Quelli che seguono le regole religiosamente senza domandarsi della loro validità o necessità hanno un altro nome: schiavi.

Per correre, devi gettare le stampelle

 

[Stampelle]

door, clay walls, and crutches by Jess J

Lo scorso sabato ho avuto una delle serate più divertenti della mia vita.

Una di quelle rare occasioni nelle quali hai la possibilità di creare tante di nuove amicizie e di “connettere” con persone che fino a qualche minuto prima erano dei perfetti sconosciuti.

Una di quelle serate nelle quali le cose non vanno secondo i piani ma alla fine era meglio così (sembra tanto il verso di una canzone di Vasco 🙂 ).

Una di quelle esperienze che ti fanno sentire vivo per la prima volta dopo tanto tempo.

Tanti sono stati i momenti memorabili e a volta incredibili che si sono succeduti nelle poche ore comprese tra sabato sera e domenica mattina, ma non avrebbe senso discuterne qui. Quello che invece mi sento di sottolineare come punto chiave della serata è il fatto che sono uscito senza il mio gruppo di amici.

E nonostante non conoscessi praticamente nessuno, invece di comportarmi come “quel ragazzo timido e riservato” (caratteristiche che credevo fossero mie innate e immodificabili), posso dire senza falsa modestia di essere stato certamente tra le persone più amichevoli, simpatiche ed espansive del gruppo che mi sono trovato a “capitanare”.

E’ stato solo nei giorni successivi, mentre raccontavo ai miei amici tutti i dettagli della serata, che mi sono reso conto di quanto la loro mancanza mi abbia obbligato ad esprimere tutto il carattere ed il carisma che non sapevo nemmeno di avere.

Quando mi sono trovato a non poter contare su personalità più forti di me da utilizzare come “stampella sociale“, ecco che la mia stessa personalità ha naturalmente ricoperto il ruolo che ho sempre delegato ad altri.

In effetti non è la prima volta che capita. Ricordo ancora con immenso piacere una vacanza che ho trascorso da solo in un paese estero: doveva essere una vacanza con un amico, ma a causa di un imprevisto dell’ultimo momento mi sono trovato a partire da solo.

Inutile dire che è stata una delle più belle esperienze della mia vita, nella quale ho avuto la possibilità di stringere nuove amicizie (alcune delle quali durano ancora oggi) e di provare a me stesso il mio valore di uomo.

Morale della favola: Per correre, bisogna imparare a fare a meno delle stampelle. All’inizio sembra scomodo e forse anche un po’ spaventoso, ma nel giro di poco tempo ci troveremo a chiederci come abbiamo fatto a vivere per tanto tempo senza mai correre.

Morale #2: Essere da solo non significa assolutamente essere solo 🙂

Il pescatore

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foto: “La Rocio” di nathangibbs

Un uomo d’affari americano, seguendo gli ordini del dottore, si prese una vacanza in un villaggio sulla costa del Messico. Incapace di dormire dopo una chiamata urgente dall’ufficio di prima mattina, si mise a camminare per il porto. Una piccola barca con solo un pescatore aveva attraccato, dentro c’erano diversi tonni. L’americano si complimentò con il messicano per la qualità del pesce.

“Quanto ci ha messo a prenderli?” chiese l’americano.
“Non molto” rispose il messicano in un perfetto inglese.
“Perché non sta al largo ti più per catturare più pesce?” chiese l’americano.
“Ho abbastanza per soddisfare la mia famiglia e darne un po’ agli amici” disse il messicano.
“Ma… Cosa fa con il resto del suo tempo?”
Il messicano guardò su e sorrise. “Dormo fino a tardi, gioco con i miei bambini, faccio la siesta con mia moglie e la sera passeggio per il villaggio, dove bevo vino e suono la chitarra con i miei amigos. Ho una vita piena e completa, senor.”

L’americano rise e disse impettito “Signore, sono un laureato alla scuola di business di Harvard e la posso aiutare. Dovrebbe spendere più tempo a pescare e, con i guadagni, comprare una barca più grande. In poco tempo, potrà comprare diverse barche. Infine avrà un’intera flotta di pescherecci.”
“Invece di vendere il pescato ad un intermediario,” continuò “venderà direttamente ai consumatori, fino a che aprirà la sua azienda di inscatolamento. Controllerà il prodotto, la lavorazione e la distribuzione. Ovviamente dovrà lasciare questo piccolo villaggio di pescatori e trasferirsi a Mexico City, poi a Los Angeles e magari a New York, dove controllerà un il suo impero in espansione.”

“Ma senor, quanto tempo ci vorrà?” chiese il pescatore messicano.
“15-20 anni. 25 al massimo” rispose l’americano.
“E poi cosa farò, senor?” chiese il messicano.
L’americano sorrise rispondendo “Qui viene la parte migliore. Al momento giusto, metterà l’azienda sul mercato finanziario. Venderà al pubblico le azioni e diventerà ricco. Farà milioni.”
“Milioni, senor? E poi?”

“A quel punto potrà andare in pensione in un piccolo villaggio di pescatori, dove potrà dormire fino a tardi, giocare con i bambini, fare la siesta con sua moglie, passeggiare per il villaggio la sera e bere vino e suonare la chitarra con i suoi amigos…”

Traduzione da “The 4 hour workweek” di Tim Ferriss

In fuga

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foto: “Run” di Sandruz

"Nessun vento è favorevole per il marinaio che non sa a quale porto vuol approdare."
(Seneca, da Lettere a Lucilio, lettera 71; 1975, pp. 458-459)

“So solo che non lo sopporto più” dissi mentre appoggiavo quella che qualche minuto prima era una generosa pinta di birra. “Sono stufo-stufo-stufo di lavorare. E pensare che qualche anno fa avrei fatto le carte false per avere questo posto! Invece adesso basta il pensiero di andare in ufficio per farmi scappare la voglia di scendere dal letto alla mattina!”

Dall’altra parte del tavolo, il mio migliore amico mi guardava negli occhi, senza dire niente. Poveraccio, aveva passato la serata a sorseggiare birra ed ascoltare in silenzio i miei lamenti, annuendo di tanto in tanto per dimostrare che mi stava ascoltando.

“Permettimi di farti una domanda” disse finalmente, rompendo il proprio silenzio “E’ tutta la sera che mi racconti quanto non ti piaccia la tua vita in ogni dettaglio. A questo punto sai perfettamente quello che non vuoi dalla vita. Ma ti sei mai chiesto cosa vuoi invece?”

Cominciò a girarmi la testa, e non era per la birra. Una semplice frase, una banalissima domanda aveva appena sconvolto il mio mondo.

“N-non lo so…” dissi piano “Non ho mai avuto tempo per pensarci bene…”

“Non hai mai avuto tempo? Eppure il tempo per lamentarti non ti manca!  Facciamo così, visto che il tempo adesso non ci manca, segna qui quello che vuoi dalla vita…” mi disse, porgendomi un tovagliolo di carta.

Fu così che imparai l’esercizio del desiderio.

Esercizio del desiderio

  1. Procurati una penna e un foglio di carta
  2. Trova un posto tranquillo dove pensare senza interruzioni
  3. Dividi il foglio in tre parti intitolate “Essere”, “Fare” ed “Avere”
  4. Nella sezione “Essere”, scrivi come vuoi diventare, mentalmente e fisicamente
  5. Nella sezione “Fare”, scrivi tutte le attività che desideri fare
  6. Nella sezione “Avere”, scrivi tutto ciò che vorresti possedere
  7. Adesso rileggi con calma quello che hai scritto. Se ti accorgi che manca qualcosa, aggiungilo.
  8. Quando hai finito, non buttare o nascondere il foglio ma conservalo in un posto dove lo puoi osservare quotidianamente. Attaccalo al frigorifero, o al soffitto sopra il tuo letto. Oppure incornicialo e appendilo!

Alcuni consigli:

  • Prenditi tutto il tempo che puoi per completare questo esercizio. Personalmente non credo che 5 minuti siano sufficienti: le idee piu interessanti mi sono arrivate dopo la mezzora 🙂
  • Importantissimo: non ci sono limiti di grandezza o stranezza! Vuoi diventare il nuovo presidente del consiglio? Un agente segreto alla 007? Un veterinario specializzato nella cura dei panda? Vuoi fare il giro del mondo camminando sulle mani? Hai il mio appoggio! Scrivi senza imbarazzo o modestia quello che vuoi. Ricordati, è la tua vita ed ha il diritto di desiderare quello che vuoi
  • Se ti trovi in difficoltà e non sai cosa scrivere, non ti preoccupare. Rilassati e immagina di essere in una cena a buffet. Tutto intorno a te ci sono tavoli pieni di ogni leccornia immaginabile. Puoi prendere tutto quello che vuoi senza paura di fare figuracce o di dare fastidio a qualcuno. E’ lo stesso con questo esercizio. Puoi scegliere ogni “pietanza” dal buffet della tua vita!
  • Se sei incerto su quale sezione scrivere cio’ che desideri, scrivilo su tutte. Ad esempio, se vuoi la salute, puoi scriverlo sia come “Voglio essere in salute” che “Voglio avere la salute”.
  • Questo è l’esercizio del desiderio, non l’esercizio della depressione. Se ti accorgi che stai associando ad ogni cosa che scrivi un “ma”, un “non ce la farò mai” o un “si magari, continua a sognare”, smettila di lamentarti e concentrati su quello che vuoi!
  • Ripeto ancora, non buttare o nascondere il foglio! E’ essenziale che tu veda quell’elenco tutti i giorni.

Il bicchiere pieno

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foto: “one glass of water” di Oliver Degabriele

Durante una conferenza sulla gestione dello stress, il docente alzò un bicchiere pieno d’acqua e chiese "Quanto pesa questo bicchiere?"
Le risposte variarono tra i 20 e i 500 grammi.

Il docente rispose "Il peso assoluto non ha importanza. Dipende da quanto provi a tenerlo in mano. Se lo tengo per un minuto, non è un problema. Se lo tengo per un ora, avrò un fastidio al braccio destro. Se lo tengo per un giorno, dovrete chiamare un’ambulanza. In ogni caso, il peso è lo stesso, ma più a lungo lo tengo, più diventa pesante."

"Ed è la stessa cosa con la gestione dello stress." continuò, "Se ci portiamo sempre addosso i nostri problemi, prima o poi, con l’aumentare del peso del nostro fardello, non saremo più in grado di andare avanti."

"Come per il bicchiere d’acqua, ogni tanto devi metterlo giù e riposare prima di tenerlo ancora. Quando siamo riposati, possiamo portare avanti i nostri pesi."

"Quindi, prima di tornare a casa questa sera, liberatevi del peso del lavoro. Lo riprenderete domani. Quale che sia il peso che vi state portando dietro adesso, mettetelo giù un attimo se potete."

Traduzione piu o meno letterale da PositivityBlog