I comandamenti di Roissy

Dal suo chateau sul web, l’americano Roissy dispensa da anni perle di saggezza ed aspre considerazioni sulla realtà dell’interazione tra i sessi. Quelle che seguono sono le sedici regole , i suoi “sedici comandamenti” che dovrebbero guidare l’uomo alfa nelle sue interazioni con il gentil sesso.

Testo di Roissy, traduzione mia.

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I. Non dire mai “Ti amo” per primo

Le donne vogliono avere la sensazione di superare degli ostacoli per vincere il cuore del loro uomo. Non sanno resistere alla sfida di catturare l’interesse di un uomo per il quale sono in competizione con altre rivali, fino a prevalere sulla sua riluttanza di premiarle con il suo interesse esclusivo. L’uomo che dà via troppo facilmente il suo cuore deruba la donna della soddisfazione di guadagnarsi il suo amore. Nonostante tu sia innamorato, non dirlo prima di lei. Mostra un compassionevole controllo per il suo bisogno di lottare. Ispirala a fare il salto per te, e lei ti ritornerà il favore mille volte.

II. Falla ingelosire

Flirta con altre donne davanti a lei. Non dissuadere le altre donne dal flirtare con te. Loro non lo ammetteranno mai, ma la gelosia le eccita. Il pensiero altre donne ti trovano attraente le stimola sessualmente. Nessuna ragazza vuole un uomo che non è desiderato da nessun’altra donna. Il partner che comanda i venti tempestosi della gelosia controlla la direzione della relazione.

III. La tua missione, non la tua donna, dovrà essere la tua priorità

Dimentica tutti quei cliché romantici dell’uomo che proclama il suo eterno amore per la donna che lo completa. Nonostante qualsiasi pretesa del contrario, le donne non vogliono essere il centro dell’esistenza di un uomo. Al contrario, vogliono essere subordinate allo scopo della vita di un uomo meritevole, per aiutarlo con il loro supporto femminile e seguire il percorso che lui delinea. Devi rispettare l’integrità della donna e non mentire dicendo che lei “è tutto per te”. Non lo è, e se lo è presto non lo sarà più.

IV. Non giocare secondo le sue regole

Se permetti ad una donna di decidere le regole lei ti risentirà con una forza che non dedicherebbe nemmeno ad uno stupratore. Sia la donna più forte che la femminista più convinta vogliono essere guidate da, e sottomesse a, un uomo ancora più forte. La polarità sta al nocciolo di una sana relazione amorosa. Lei non vuole la prerogativa di dettare il buono ed il cattivo tempo con i suoi capricci ed i suoi sbalzi di umore. Le sue emozioni sono un uragano, la sua anima un sabotatore. Pensa a te stesso come un baluardo contro la sua tempesta. Quando si aggrappa ad una colonna per resistere al risucchio dei venti o necessita di una figura autoritaria per mascherare i suoi peggiori istinti, tu devi essere li… Forte, solido, stabile, immobile.

V. Segui la proporzione aurea

Dai alla tua donna 2/3 di quanto li da a te. Per ogni tre chiamate o messaggi, rispondi con due. Tre dichiarazioni di amore ne guadagnano due. Tre regali, due sere fuori. Dalle due dimostrazioni d’amore e fermati finche non ha risposto con altre tre. Quando lei parla, rispondi con meno parole. Quando lei si emoziona, tu emozionati meno. L’idea alla base della  proporzione aurea è doppia – stabilisce il tuo maggior valore facendo in modo che sia lei ad inseguirti, e dimostra che hai l’autodisciplina per evitare di essere travolto dai suoi drammi personali. Resistere dal reciprocare tutto quello che fa per te in egual misura instilla in lei la corretta attitudine di consapevolezza del tuo maggiore valore. Che è, in fondo, proprio quello che lei desidera veramente.

VI. Lasciala immaginare

Fedeli alla loro imperscrutabile natura, le donne fanno domande alle quali non vogliono una risposta diretta. Povero l’uomo che gioca direttamente – il suo fato sarà la sofferenza del beta. Evadi, stuzzica, offusca. Lei prospera quando deve immaginare cosa pensi di lei, e recede quando sa esattamente quello che provi. Una donna vorrà anche sicurezza finanziaria e familiare, ma non vuole sicurezza nella passione. Alla stessa maniera, quando fa qualcosa di spiacevole, punisci immediatamente, ma quando fa qualcosa di buono, premiala lentamente. Premia il suo buon comportamento ad intermittenza e imprevedibilmente e lei non sarà mai stanca di lavorare sodo per compiacerti.

VII. Tienine sempre due nel sacco

Non permetterti mai di essere un “uomo occupato”. Un uomo con opzioni è un uomo senza bisogno. E’ più facile essere sfacciato con le altre donne quando disponi di una rete di sicurezza, pronta a raccoglierti se per caso scivoli e rischi una rottura, divorzio o la perdita di un potenziale, e quindi un periodo di solitudine. Una donna sa che una volta che ha dormito con un uomo ha abdicato una parte del suo potere, e che quando se ne è innamorata l’ha perso quasi tutto. Ma l’amore è effimero e col tempo lei potrebbe riscoprire il suo potere e minacciare di lasciati. E’ la sua mossa finale. Ritirare tutto il suo amore ed il suo corpo in un istante ti distruggerà l’anima se sarai costretto ad affacciarti all’abisso da solo. Sapere che ha un’altra alla quale ti puoi rivolgere per tuoi bisogni affettivi fortificherà la tua volontà e soddisferà la tua mascolinità.

VIII. Chiedi scusa solo quando è strettamente necessario.

Non chiedere scusa per ogni cosa sbagliata che fai. E’ una postura di sottomissione che nessun uomo dovrebbero adottare di riflesso, indipendentemente da quanto alfa sia. Scusarsi aumenta la richiesta di più scuse.  Lei inizierà ad aspettarsi il tuo pentimento, come un gatto si aspetta un pasto ogni giorno. E a quel punto, il tuo valore diminuirà ai suoi occhi. Invece, se hai fatto qualcosa di sbagliato, dovresti riconoscere la tua colpa con leggerezza, senza ricorrere a parole come “scusa” o “colpa”. Fai una manovra alla Bill Clinton e dì che “Sono stati commessi degli errori” oppure dille che “ti dispiace” per quello che hai fatto. Hai solo due “scusa” da usare gratuitamente nella vita della tua relazione; usali saggiamente.

IX. Connetti con le sue emozioni.

Distinguiti dagli altri uomini e connettiti al paesaggio emozionale di una donna. La sua mente è un mondo alieno che richiede un’attenta navigazione per raggiungere i tuoi punti chiave. Sguazza nel mare delle emozioni invece che nell’arido deserto della logica. Sii giocoso. Utilizza tutti i tuoi sensi. Descrivi con dettagliata ricchezza scenari che infiammano Il cuore. Dai ai tuoi sentimenti la libertà di vagare. VAGARE. Si, questa è una buona parola. Tu stai VAGANDO dappertutto, e la porti in un’avventura. In questo mondo, non c’è bisogno di finire i tuoi pensieri o raggiungere conclusioni. C’è solo bisogno di godere dell’ESPERIENZA. Tu la stai prendendo per mano e state correndo in un labirintico corridoio senza fine, ridendo e lasciando che le vostre dita scivolino sulle pietre dei muri lungo la strada.

X. Ignora la sua bellezza

L’uomo che allena la sua mente a controllare i centri del piacere del cervello quando è al cospetto di una bel viso femminile trasformerà magicamente le sue interazioni con le donne. La sua apprensione e tensione si scioglieranno, lastricando la strada verso un’interazione più onesta e controllata con l’oggetto del suo desiderio. Questa è una delle ragioni per cui i più grandi seduttori ottengono più amore di quello che riescono a gestire – grazie alle numerose esperienze con così tante belle donne perdono la loro venerazione della bellezza e, di conseguenza, la loro impotenza di fronte ad essa.Ti sarà d’aiuto acquisire la giusta mentalità in modo da smettere di usare le parole bella, carina, meravigliosa, ecc per descrivere le ragazze che ti piacciono. Invece, dì a te stesso “è interessante” o “varrebbe la pena di conoscerla”. Non complimentare mai una ragazza per il suo aspetto, specialmente se non te la stai già scopando. Spegni quella parte del tuo cervello che vuole metterla sul piedistallo. Il tipo di allenamento avanzato per raggiungere questo stato di trascendenza Zen consiste nel portarsi a letto MOLTE donne attraenti (cerca di evitare di dormire con molte donne brutte per non regredire). Presto, un amante Jedi sarai.

XI.  Sii irrazionalmente sicuro di te

Non importa la tua posizione nella vita, attraversa il mondo senza chiedere scusa. Non importa se oggettivamente non sei l’uomo migliore che una donna può ottenere; ciò che importa è che tu pensi di esserlo. Le donne hanno un istinto innato per scoprire le debolezze nell’uomo: non renderglielo ancora più facile. L’autostima, garantita o no, stimola risposte emozionali sottomissive nelle donne. Un’autostima irrazionale ti porterà più figa che un razionale pessimismo.

XII.  Massimizza le tue forze, minimizza le tue debolezze

Nel miglioramento di noi stessi come uomini attraiamo le donne nella nostra orbita. Per compiere questo risucchio gravitazionale nel modo meno doloroso e più efficiente possibile, devi identificare i tuoi doni e le tue mancanze naturali e centellinare i tuoi sforzi di seguito. Se sei un talentuoso umorista, non perdere tempo ed energie cercando di aumentare il tuo status in dibattiti filosofici. Se sai scrivere bene ma ballare male, non ammazzarti per cercare di spargere la tua influenza mascolina sulla pista da ballo. Il tuo obiettivo dovrebbe essere quello di attirare le donne senza sforzo, per cui sfrutta le tue abilita indipendentemente da quelle che sono: ci sono groupie per ogni attività maschile. Eccetto World of Warcraft.

XIII. Sii troppo sfacciato piuttosto che troppo poco

Toccare una donna in modo inappropriato durante il primo appuntamento ti porterà più avanti con lei che non toccarla del tutto. Non lasciare che la sua finta indignazione alla tua faccia tosta ti svii, lei segretamente adora quando un uomo persegue aggressivamente ciò che vuole e rende le sue intenzioni sessuali conosciute. Non devi essere uno stronzo, ma se non hai scelta, essere un grandissimo stronzo batte essere un beta educato, tutte le volte.

XIV. Scopala bene

Scopala come se fosse la tua ultima volta. E la sua. Scopala così bene, così forte, con così tanta passione che tutto ciò che rimane di lei sia un ammasso di carne tremolante e fluidi sessuali. Svuotala di tutto, e poi svuotala ancora in po’. Baciala dappertutto, facci l’amore tutta la notte, e abbracciala stretta la mattina. Possiedi il suo corpo, la sua gratitudine, il suo amore. Se non sai come, impara a regalarle orgasmi torrenziali.

XV. Mantieni il tuo autocontrollo

Sei una quercia. Non sarai manipolato da pianti, urla, bugie, giochi mentali, sottrazioni del sesso, trame di gelosia, scene pietose, shit tests, comportamenti caldo/freddo caldo/freddo, sparizioni o sensi di colpa. Lei pioverà e fulminerà tutto intorno a te e tu la riparerai finche la tempesta non sarà passata. Le non ti sradicherà e non ti trascinerà nel suo caos. Quando hai padronanza di te, avrai padronanza anche di lei.

XVI.  Non avere mai paura di perderla

Non devi avere paura. La paura uccide l’amore. La paura è la piccola morte che porta con sé la solitudine totale. Guarderai in faccia la tua paura. Permetterai che ti calpesti e ti attraversi. E quando sarà passata, ti girerai verso la tua compagna, e rimarrà solo il tuo cuore. Te ne andrai da lei quando viola la tua integrità, e lascierai che se ne vada quando il suo cuore sarà chiuso a te. La donna che ti può distruggere, ti controlla. Non darle quel potere. Ama te stesso prima di amare lei.

Più seguirai alla lettera questi comandamenti, più sarà facile trovare e mantenere il vero, sincero e incondizionale amore e la felicità nella tua vita.

[Articolo originale: The Sixteen Commandments of Poon]

Esempio di comportamento beta

Per caso capito su questo articolo de “il giornale” (le virgolette sono d’obbligo).
Vale la veramente la pena di leggerlo, in quanto è il perfetto esempio del ragionamento dell’uomo beta.
L’articolo non è nient’altro che un breve riassunto del libro di Stefano Zecchi, il cui titolo potrebbe tranquillamente essere lamentele di un uomo beta. Tra l’altro lo stesso Zecchi è anche l’autore dell’articolo/recensione… Ma si sa che da quelle parti, il conflitto di interessi non esiste 🙂

Ma veniamo al contenuto dell’articolo. L’autore parte da un concetto sacrosanto, e cioè che ad un bambino, per crescere, servono entrambi i genitori: nello specifico, non è sufficiente solo l’intervento materno ma anche la figura del padre è di primaria importanza perché il figlio sappia farsi un’idea di cosa significa essere uomo.

Dopo poche righe però il testo si trasforma in una sorta di piagnisteo contro le cattivissime mamme che “vogliono fare tutto loro” compreso il ruolo paterno, ad esempio prendendo le decisioni principali in famiglia e comandando il marito a bacchetta.

Perché dico che questo sfogo sia un esempio del ragionamento beta? Innanzitutto perché ci troviamo di fronte ad un uomo che sostiene di non essere in grado di imporre la propria volontà alla compagna. Inoltre è evidente che l’autore non giudica gli uomini persone in grado di decidere del proprio destino, ma dei semplici pupazzi in balia degli eventi esterni: una tesi che qualsiasi uomo alfa rifiuterebbe a piè pari. Ricordate una delle caratteristiche salienti dell’uomo beta?

[…]Razionalizza il suo insuccesso con le donne (e nella vita) attribuendolo ad elementi al di fuori del suo controllo[…]

Parole sante, Roosh. Parole sante.

Ma proviamo ad analizzare i punti salienti del testo:

C’è però un luogo pubblico in cui si riconosce immediatamente il mammo: il supermercato. È impossibile non identificarlo:lo vedete un po’ curvo spingere faticosamente il carrello della spesa come il condannato ai lavori forzati spinge la carriola piena di pietre che ha appena finito di spaccare con le sue nude mani. Davanti a lui la mogliemadre impettita, sicura di sé, incede con passo ardimentoso, afferrando dallo scaffale di destra il pacco di pannolini, da quello di sinistra la confezione di omogeneizzati. Li getta nel carrello senza neppure voltarsi per vedere dove vanno a finire, perché tanto sa che il marito è esattamente un passo dietro a lei. Il mammo procede spingendo il carrello pesante, con lo sguardo vago, assente.

Siamo d’accordo Stefano, la visione di una tale dimostrazione di comportamento beta è a dir poco vomitevole. Ma come proponi di migliorare la situazione?

La madre, oggi, deve saper fare un passo indietro: sia lei a spingere il carrello della spesa e lasci (suggerisca, invogli) il marito a giocare con il figlio, perché gli trasmetta la sua maschilità e quella rappresentazione della vita che gli consentirà la formazione di un’identità precisa.

No, non ci siamo proprio. La madre fare un passo indietro? Difficile. Ella riempie semplicemente gli spazi lasciati vuoti dal rammollito del marito. Finché non sarà lui a cambiare (a fare un passo avanti!), la dinamica di coppia non può cambiare.

Come farebbe il padre dell’esempio a trasmettere la propria mascolinità al figlio quando lui stesso non ne possiede un briciolo? Il bambino a questo punto ha maggiori opportunità di impararla dalla madre!

Se il tizio avesse anche solo un accenno di testosterone nel sangue, non aspetterebbe certo che sia la donna a “concedergli” di passare del tempo col figlio secondo i propri termini. Lo pretenderebbe. O più probabilmente lo darebbe per scontato, e la semplice idea di chiedere alla moglie di fare un passo indietro lo farebbe sbellicare dalle risate.

Questo non perché il maschio alfa sia necessariamente prepotente o violento, anzi. Semplicemente egli sa di essere il principale responsabile del proprio destino, e sa benissimo che pretendere che siano gli altri a cambiare o addirittura a “cambiarci” è l’atteggiamento di chi non otterrà mai nulla dalla vita.

Si potrebbe anche tranquillamente assumere che il maschio alfa in questa situazione non ci si ritroverebbe proprio perché avrebbe con la compagna un tipo di rapporto decisamente diverso da quello descritto nella scena del supermercato di prima.

Come diceva saggiamente qualcuno, chi è causa del proprio male pianga sé stesso.

Alfa e Beta

Un concetto fondamentale nello studio della natura umana, specialmente quando ci interessiamo di seduzione, è la distinzione tra il maschio alfa e quello beta. Una volta capita la differenza, cercheremo sempre più di avvicinarci al modello Alfa e di allontanarci dalle nostre abitudini Beta. Questo non solo ci farà avere maggiore successo nelle nostre relazioni col gentil sesso, ma ci farà guadagnare maggiore soddisfazione nella nostra vita

Quella che segue è la definizione di maschio Alfa  e Beta, come descritta nel libro di Roosh, “Bang”.

Se avete mai guardato il Discovery Channel, probabilmente vi sarà capitato di vedere un documentario sui gorilla che mostra come il maschio dominante si cimenti in diversi atti sessuali con le femmine, seguito da riprese che mostano i gorilla beta che si masturbano in un angolo. Nel mondo delle scimmie, la dominanza del maschio alfa dipende dalla sua stazza, un tratto in base al quale le femmine effettuano la loro selezione. (se lo stesso fosse vero negli umani, gli unici a fare sesso sarebbero i palestrati). I maschi beta invece accettano la propria bassa posizione finche non sono pronti a prendere un rischio, sfidando il maschio alfa o creando una propria tribù.

La gerarchia alfa/beta non è molto diversa negli umani. I maschi beta accettano la loro posizione di inferiorità e lasciano che siano i maschi alfa a trombare la maggior parte delle donne desiderabili finche non sono pronti a mettersi al lavoro per diventare a loro volta alfa. Quando gli uomini vivevano in tribù, non c’erano libri o strumenti per imparare la psicologia, il comportamento e la seduzione. Se eri beta al momento della pubertà, saresti probabilmente rimasto beta a vita. Ma ora che il corretto comportamento e la giusta attitudine sono stati identificati e studiati, è molto più facile per l’uomo di oggi diventare alfa.

Diamo innanzitutto un’occhiata al maschio beta medio. Il principale tratto che lo definisce è la paura di inseguire ciò che desidera. Non vuole farlo perché pensa di non essere capace di ottenere ciò che vuole. Si preoccupa dei bisogni degli altri prima dei suoi. Accetta in silenzio di non essere rispettato. Cerca la propria identità in aree scorrelate con la sua mascolinità, come il suo lavoro alla scrivania. E’ passivo a letto e aspetta un permesso prima di aumentare l’intimità. Razionalizza il suo insuccesso con le donne (e nella vita) attribuendolo ad elementi al di fuori del suo controllo. Crede che il modo migliore per avere successo con le donne sia essere incredibilmente bello ed avere un sacco di soldi.

Il maschio alfa, d’altro canto, vive molto diversamente. Innanzitutto, fa sempre ciò che vuole. Non si preoccupa di rifiuti personali o fallimento sociale. I suoi bisogni, volontà e sentimenti vengono prima di quelli di chiunque altro. Non esistono giudizi, occhiataccie, o risate altrui che possano fermarlo dall’ottenere ciò che vuole. Non chiede il permesso. Se vuole fare sesso con una ragazza, usa la sua conoscenza e le sue abilità per fare in modo che succeda. Le sue azioni nascono dal desiderio invece che dall’insicurezza.

Il maschio alfa non si qualifica. Non spiega i suoi difetti ed i suoi fallimenti. Accetta sé stesso, in un modo o nell’altro. Non si vanta dei propri successi. Non ha bisogno di essere validato da una donna perché sa che lei non può dargli ciò che egli non può dare a sé stesso. Critiche e complimenti hanno solo un effetto temporano su di lui perché egli ha già accettato i suoi punti di forza e le sue debolezze.

Il maschio alfa non si cura di ciò che gli altri pensano di lui. Si presenta nel modo che lo fa sentire più comodo. Si interessa a qualcosa perché gli piace e gli si addice, non per essere trendy o perché è qualcosa che “dovrebbe” fare. Non si guarda allo specchio ogni dieci minuti per sistemarsi i capelli. Non si preoccupa di farsi finte abbronzature o depilazioni.

Il maschio alfa non chiede scusa per essere un uomo che ha bisogni sessuali. Non nasconde le proprie intenzioni con le donne, in modo che sappiano come fornirgli ciò che lui vuole. Se una donna non è a proprio agio con l’idea di fare sesso, egli ne trova una che lo sia. Non ha intenzione di aspettare che una donna serva i suoi bisogni. Non si preoccupa se una donna lo rifiuta a letto – se non lo ottiene da lei, lo otterrà da un’altra. Come essere sessuale, pretende che le donne lo siano altrettanto con lui.

Il maschio alfa vive nella propria realtà. Dirige l’interazione nel modo che preferisce controllando il ritmo e iniziando l’escalazione sessuale. Crede che sia nella natura della donna di sottomettersi ad un uomo forte. Capisce che se non si preoccupa lui dei suoi bisogni, neanche una ragazza lo farà. Non lascia che sia la donna a controllare l’interazione perché sa che il risultato sarà che lei otterrà ciò che vuole (attenzione e validazione) alle sue spese.

Il maschio alfa ha grosse aspettative dalle sue donne. Non fa qualcosa di carino senza aspettarsi di ottenere qualcosa. Pretende che una ragazza che meriti la sua attenzione sia fisicamente attraente, interessante e sessualmente sicura. Se una ragazza gli dice che sarà disposta a fare sesso solo dopo mesi di corteggiamento, non la seguirà. Rende chiaro che non è su questa terra per rifornirle di alcool e cibo gratis. Tutto ciò che lei ottiene da lui deve guadagnarselo.

E, cosa più importante di tutte, il maschio alfa è sempre disposto ad andarsene. Il suo potere sulle donne risiede nel tempo e nelle energie che egli sceglie di spendere con loro. Capisce che questa mentalità sarà notata dalle donne che incotra, e che come risultato loro lo tratteranno con cura e rispetto. Egli rende chiaro, controllando la quatità di attenzione che dà, che non è disposto a tollerare un atteggiamento irrispettoso o frigido. Se a lei non piace la sua attitudine, è libera di trovare qualcun’altro che la sopporti, perché lui sa che ci sono tante altre donne che sanno come comportarsi. Non importa quanto lavoro ha investito in una donna, egli non esiterà a lasciarla se lei non risponde nella giusta maniera.

Milioni

Chi per lavoro è costretto a spostarsi verso una grande città utilizzando i mezzi pubblici ha la possibilità di sperimentare giornalmente quella sensazione scomoda, spaventosa e mentalmente faticosa che è tipica del “bagno nella folla”. All’improvviso ti trovi in mezzo a migliaia di persone, uno sciame impazzito di storie, esperienze, odori, colori, sensazioni.

E mentre la tua mente comincia ad abituarsi alla folla, ti soffermi con lo sguardo, curioso di sapere chi sono questi “colleghi pendolari”. E quasi sempre ti accorgi che si tratta di persone normalissime, non molto diverse da qualche tuo amico, da tua madre, da tuo fratello, da te stesso.

Le prime volte può essere una sensazione stravolgente, all’improvviso ti senti insignificante, omologato come sei alla massa di sconosciuti. Ma se osservata dal giusto punto di vista, questa diventa un’esperienza fondamentale: ci possiamo accorgere che, in fondo, non esistono persone veramente insostituibili. Tra i milioni di persone che popolano la metropoli, davvero non c’è nessuno che ti può far ridere come il tuo amico Mario o arrabbiare come il tuo capo o farti innamorare come la tua ragazza? Le probabilità sembrerebbero proprio dire do no.

Con questo non voglio certo dire che le tue relazioni sono senza valore, anzi. Ma è sempre utile ricordare che hai sempre la possibilità di creare nuove relazioni con con altri tra i milioni di persone che vivono intorno a te, e per questo non è giusto e non devi accettare un trattamento che non ti piace da chi ti sta vicino.

Delusion Damage: Il metodo più efficace per risolvere tutti i tuoi problemi

[In questa serie, pubblico la traduzione in Italiano di alcuni articoli del sito Delusion Damage. Hanno cambiato la mia vita ed il mio modo di pensare, spero possano essere una lettura interessante anche per voi!]

Possiamo dare la colpa delle nostre disgrazie al mondo intero, ma il problema con questa idea è che se vogliamo evitare le disgrazie dobbiamo cambiare il mondo. Invece, interpretare ogni problema come un problema di conoscenza, come abbiamo discusso prima, rende la mancanza di dati accurati l’unico vero problema. In questo modo possiamo concludere che non è il mondo a causare i tuoi problemi – sei tu.

A volte accadono cose che ci fanno soffrire sulle quali veramente non abbiamo nessun controllo. Questi avvenimenti sono però eccezionalmente rari. La maggior parte delle volte quando crediamo che la sofferenza sia capitata “per caso”, avremmo potuto fare qualcosa per prevenirla.

Per alcune persone “incolparsi di tutto” è spiacevole, ma non c’è nessun bisogno di sentirsi così. Quando pensi di essere la causa dei tuoi problemi, ottieni il potere di evitarli non cambiando il mondo ma cambiando te stesso. E questo è ottimo, perché il tuo comportamento è proprio l’unica cosa in questo mondo che puoi cambiare! Quanto inizi a prendere il controllo della tua vita assumendoti la responsabilità di ogni cosa che ti succede, puoi migliorarla in maniere che non avresti mai creduto possibili prima.

Non c’è bisogno di annunciare pubblicamente che la pensi così. Semplicemente pensa in ogni situazione cosa potresti avere fatto o potresti ancora fare per migliorarla. Quando ti abitui a pensare in questo modo comincerai naturalmente a smettere di dare la colpa agli altri ed arrabbiarti con loro per averti rovinato la vita, perché ti accorgerai che non serve a nulla: serve solo a farti sentire peggio e non sistema la situazione. L’unica maniera per sistemare la situazione è capire qual’è stata la tua parte nel problema e cambiare il tuo comportamento di conseguenza.

Scoprire che puoi scegliere di non dare la colpa agli altri per ciò che fanno è una delle realizzazioni più liberatorie che puoi avere nella tua vita, e può portarti verso un più grande percorso di miglioramento.

Ti ricordi quando, da bambino, un altro bambino al parco ti insultava e tu immediatamente ti mettevi a piangere? Se non te lo ricordi, probabilmente ti ricordi di come situazioni simili accadevano agli altri bambini.

Cosa ti dicevano di fare i tuoi genitori? Di zittire tutti gli altri bambini così che nessuno potesse più offenderti? Difficile. Più probabilmente, ti dicevano di ignorare le parole crudeli degli altri bambini e di non lasciare che abbiano questo potere su di te. Ti sarà sembrato terribilmente ingiusto al tempo, come è sembrato a me. Perché mai dovrei essere io a cambiare qualcosa quando è l’altro bambino a comportarsi male? La risposta che si spera impariamo tutti durante l’infanzia è che quando soffri, è un problema tuo. Non è un problema dell’altro bambino e tu non puoi obbligarlo a smetterla di essere cattivo, quindi devi fare esattamente quello che i tuoi genitori ti dicono: cambiare la tua reazione e impedire che delle semplici parole abbiano potere su di te.

Ed è in quel momento che inizi a capire l’incredibile verità sui sentimenti che hai avuto:

Niente nel mondo esterno ha il potere di renderti arrabbiato o nervoso. Solo tu puoi farlo. Quando senti dire qualcosa che percepisci come offensivo, in realtà stai decidendo tu di offenderti. L’altra persone non ti sta facendo arrabbiare, ti arrabbi da solo. Nessuna sequenza di parole ti può fare male, se non prendi la decisione di soffrire quando la senti. E perché mai vorresti farlo?

Quando cresciamo, impariamo che è socialmente accettabile essere agitato o arrabbiato per cose che la società ha deciso siano “veramente” offensive, mentre non è visto di buon occhio quando qualcuno si sente alla stessa maniera per cose “non veramente” offensive. E mentre cresciamo e accettiamo questa classifica di cosa è abbastanza offensivo e di cosa non lo è, dimentichiamo che abbiamo il potere di decidere per noi stessi se vogliamo arrabbiarci del tutto.

Iniziamo a credere ancora che le altre persone possono “farci arrabbiare”.

Ma la verità è che, come esseri umani intrappolati in un corpo di carne ed ossa, siamo incapaci di avere esperienza di ciò che capita nel mondo al di fuori delle nostre teste. Tutto ciò che senti, pensi, percepisci, tutto ciò di cui hai esperienza non è nient’altro che segnali elettrici e chimici nel tuo cervello. Alcuni di questi sono tradotti automaticamente dal tuo cervello: non devi “imparare” a vedere, vedi e basta. Altri hanno bisogno che tu impari ad interpretarli: quando qualcuno parla, senti automaticamente delle parole, ma hanno significato per te solo dopo che hai imparato la lingua.

Le parole che sentiamo ed il comportamento che vediamo nel nostro ambiente non hanno significato su di noi tranne che quello che abbiamo imparato ad associargli. E possiamo imparare a cambiare queste interpretazioni, proprio come abbiamo fatto da bambini al parco. Invece di pensare “questo bambino mi ha chiamato stupido, per cui mi devo sentire male” abbiamo imparato a pensare “questo bambino deve sentirsi male se ha bisogno di chiamarmi stupido, non è necessario arrabbiarsi” e questo ci ha aiutato a capire che le parole non hanno potere su di noi, e forse abbiamo anche avuto un po’ di compassione per l’altro bambino.

Allo stesso modo, abbiamo ancora quella capacità quando da adulti ci troviamo di fronte al comportamento spiacevole delle altre persone. Lo dimentichiamo mentre crescendo incominciamo ad avere un certo controllo sul nostro mondo, e cominciamo a pensare che dovremmo avere la possibilità di controllare il “comportamento inaccettabile” delle altre persone, ma non possiamo. Non possiamo impedire ai nostri colleghi di provare a fregarci la promozione, non possiamo impedire alle nostre mogli e mariti di disinnamorarsi di noi, non possiamo impedire ai nostri governi di combattere le guerre. E’ come essere tornati al parco: l’unica cosa che possiamo fare è impedire che il mondo esterno abbia il potere di controllare il nostro stato d’animo. E possiamo imparare a capire che è proprio quello che abbiamo fatto fino ad ora: abbiamo dato via quel potere. Abbiamo passato il telecomando a chiunque lo volesse prendere e detto “ecco, adesso controlli tu come mi sento e come reagisco”.  Potremmo iniziare a pensare che forse l’altro bambino al parco aveva ragione: siamo certamente stati stupidi.

Abbiamo sofferto di danno da illusione credendo che eventi esterni potessero controllare il nostro stato d’animo interno. A volte sembra proprio che abbiano questo potere e nemmeno ci accorgiamo della scelta che facciamo di accettare questa idea, ma quando smettiamo di farlo possiamo scoprire la verità: non erano gli eventi esterni che ci facevano reagire in un certo modo, eravamo noi stessi. Reagivamo nel modo che credevamo opportuno. Ma perché lo credevamo opportuno? Quando esaminiamo queste credenze spesso notiamo che non hanno nessuna buona ragione di esistere. Perché dovresti arrabbiarti per certe parole, o per ogni altro comportamento delle altre persone? La rabbia, la tristezza o i capricci ti aiutano a migliorare la situazione? Di solito, no. Piangere per le nostre sfortune di solito non ci aiuta a raggiungere quella promozione o a fare in modo che qualcuno ci ami ancora o a fermare la guerra. Il beneficio di questa reazione è zero. Il costo, invece, può essere enorme: possiamo sentirci molto arrabbiati ed essere molto infelici per molto tempo. Se davvero abbiamo una scelta, e ce l’abbiamo, perché mai dovremmo scegliere di renderci infelici quando non ci guadagniamo niente?

Ovvio che non dovremmo. L’unica domanda che ha senso è quanto possiamo evitarlo. Da bambini, non pensavamo potessimo influenzare per nulla le nostre emozioni, ma abbiamo imparato che possiamo almeno controllare la connessione tra le parole che ci dicono e le nostre reazioni. Chi di noi ha applicato questo tipo di mentalità alle altre sfortune della vita ha scoperto che possiamo controllare come ci sentiamo anche in reazione ad eventi non verbali come tradimento e perdite finanziarie.

In molti credono ancora che c’è un limite superato il quale è “accettabile” essere arrabbiato, che quando qualcosa va “abbastanza male”, hai “il diritto” di arrabbiarti. Beh, ovviamente puoi arrabbiarti per qualsiasi cosa, ma questo non ti aiuta a risolvere niente, e se hai la possibilità di non sentirti male, perché farlo? Ti dai solo la zappa sui piedi.

Possiamo essere calmi e sereni anche di fronte alle peggiori catastrofi? Gli esempi sono così rari nel nostro ambiente che in molti credono non sia possibile. Certamente ci vuole molta pratica per arrivare al punto in cui anche una grave perdita non ci disturba, ma ogni passo che possiamo fare in quella direzione diminuirà gli episodi in cui ci arrabbiamo e soffriamo. Esiste un limite oltre il quale nemmeno la pratica ci può portare? Se mai lo trovassi, ve lo farò sapere. Fino ad allora, continuerò a seguire l’esempio del maestro zen.

Proprio come noi stessi spesso causiamo i nostri problemi illudendoci che sia giusto comportarci in modi dannosi, spesso siamo la causa delle nostre emozioni spiacevoli, che nascono in noi solo perché abbiamo imparato a credere che dobbiamo reagire in una certa maniera. Quando eliminiamo l’idea che dobbiamo sentirci male in risposta a certi eventi e la sostituiamo con l’idea che gli eventi esterni non devono avere il controllo di come ci sentiamo o reagiamo, possiamo eliminare un enorme quantità di danno da illusione dalle nostre vite, perché le nostre molteplici emozioni spiacevoli sono proprio questo: sofferenza inutile che non ha nessun buon utilizzo. Pensi che il maestro Zen si senta mai male?

E’ facile capire che sei tu la causa della sofferenza emozionale nella tua vita, ma è molto più difficile integrare veramente questa idea nella tua vita ed avene beneficio tutte le volte. Ma la pratica rende perfetti, e anche se non diventi proprio perfetto almeno ti rende molto migliore, e vale veramente la pena di portare questo miglioramento nella tua vita.

Ciò che rende possibile portare cambiamenti come questo nelle nostre vite è la conoscenza di come funzionano la nostra mente e le nostre emozioni. La vecchia e famosa frase “conosci te stesso” è probabilmente il maggior concentrato di saggezza espresso in tre parole.

Nel prossimo articolo, andremo a dare un’occhiata scientifica a come noi esseri umani funzioniamo. Perché facciamo quello che facciamo? Perché siamo come siamo? Una conoscenza pratica di queste cose è estremamente importante ed utile nella vita, e come potresti aspettarti seguendo il ragionamento della prima parte di questo corso, neanche una parola di queste informazioni viene disseminata nelle nostre scuole e la maggior parte dei nostri genitori non ne sa abbastanza da poterci insegnare qualcosa.

[Articolo originale: The Most Effective Way To Solve All Your Problems.]

La società del sesso

Viviamo in una società ossessionata dal sesso. Ecco un argomento che è sempre sulla bocca di tutti, a dai pochi che lo condannano ai moltissimi che lo desiderano.

Sesso, sesso, sesso. Ascoltate una conversazione tra miei coetanei (25-30) e sembra che lo scopo della vita sia fare sesso con il maggior numero di persone per il maggior numero di volte possibile. E ovviamente bisogna farlo non solo bene, ma in modo “professionale”, quasi si fosse ai provini di qualche film porno.

E poi invece ti capita di avere una storia di (quasi) solo sesso con una ragazza stupenda. E diventi l’idolo dei tuoi amici. Improvvisamente sei quello che ce l’ha fatta, quello che “tu si che vai bene”, quello che “vorrei essere io al tuo posto”.

E senti che dovresti essere al settimo cielo. Dovresti sentirti un dio. Perchè in fondo sei un uomo, e si sa che per i maschietti il sesso senza conseguenze è il top.

E invece ti senti uno schifo, mentre te ne torni a casa alle 4 di notte di un giorno qualsiasi dopo una serata di passione. Perchè sì, il sesso è bello, divertente, stimolante… ma tu vuoi di più. Vuoi sentire il cuore battere a mille per lei. Vorresti tanto credere di essere il suo primo pensiero la mattina e l’ultimo la sera. Vorresti davvero non pensare di essere semplicemente il corpo caldo più vicino al suo letto.

Perchè in fondo credi che il sesso sia solo una frazione dell’intero, una rotella dell’ingranaggio e non il fine ultimo della tua vita.  Che ci sono cose più importanti, come ad esempio *gasp* i sentimenti.

Ma forse sono strano io. Forse sono solo un rammollito sentimentale. Forse sono stato rovinato da anni di lavaggio del cervello da parte di commedie romantiche e canzoni sdolcinate. Ma che ci posso fare… oggi mi va così.

Magari tra qualche tempo leggerò questo post e me ne vergognerò. Per ora mi viene solo in mente il detto:

Attento a ciò che chiedi. Potresti riceverlo.