Delusion Damage: Il metodo più efficace per risolvere tutti i tuoi problemi

[In questa serie, pubblico la traduzione in Italiano di alcuni articoli del sito Delusion Damage. Hanno cambiato la mia vita ed il mio modo di pensare, spero possano essere una lettura interessante anche per voi!]

Possiamo dare la colpa delle nostre disgrazie al mondo intero, ma il problema con questa idea è che se vogliamo evitare le disgrazie dobbiamo cambiare il mondo. Invece, interpretare ogni problema come un problema di conoscenza, come abbiamo discusso prima, rende la mancanza di dati accurati l’unico vero problema. In questo modo possiamo concludere che non è il mondo a causare i tuoi problemi – sei tu.

A volte accadono cose che ci fanno soffrire sulle quali veramente non abbiamo nessun controllo. Questi avvenimenti sono però eccezionalmente rari. La maggior parte delle volte quando crediamo che la sofferenza sia capitata “per caso”, avremmo potuto fare qualcosa per prevenirla.

Per alcune persone “incolparsi di tutto” è spiacevole, ma non c’è nessun bisogno di sentirsi così. Quando pensi di essere la causa dei tuoi problemi, ottieni il potere di evitarli non cambiando il mondo ma cambiando te stesso. E questo è ottimo, perché il tuo comportamento è proprio l’unica cosa in questo mondo che puoi cambiare! Quanto inizi a prendere il controllo della tua vita assumendoti la responsabilità di ogni cosa che ti succede, puoi migliorarla in maniere che non avresti mai creduto possibili prima.

Non c’è bisogno di annunciare pubblicamente che la pensi così. Semplicemente pensa in ogni situazione cosa potresti avere fatto o potresti ancora fare per migliorarla. Quando ti abitui a pensare in questo modo comincerai naturalmente a smettere di dare la colpa agli altri ed arrabbiarti con loro per averti rovinato la vita, perché ti accorgerai che non serve a nulla: serve solo a farti sentire peggio e non sistema la situazione. L’unica maniera per sistemare la situazione è capire qual’è stata la tua parte nel problema e cambiare il tuo comportamento di conseguenza.

Scoprire che puoi scegliere di non dare la colpa agli altri per ciò che fanno è una delle realizzazioni più liberatorie che puoi avere nella tua vita, e può portarti verso un più grande percorso di miglioramento.

Ti ricordi quando, da bambino, un altro bambino al parco ti insultava e tu immediatamente ti mettevi a piangere? Se non te lo ricordi, probabilmente ti ricordi di come situazioni simili accadevano agli altri bambini.

Cosa ti dicevano di fare i tuoi genitori? Di zittire tutti gli altri bambini così che nessuno potesse più offenderti? Difficile. Più probabilmente, ti dicevano di ignorare le parole crudeli degli altri bambini e di non lasciare che abbiano questo potere su di te. Ti sarà sembrato terribilmente ingiusto al tempo, come è sembrato a me. Perché mai dovrei essere io a cambiare qualcosa quando è l’altro bambino a comportarsi male? La risposta che si spera impariamo tutti durante l’infanzia è che quando soffri, è un problema tuo. Non è un problema dell’altro bambino e tu non puoi obbligarlo a smetterla di essere cattivo, quindi devi fare esattamente quello che i tuoi genitori ti dicono: cambiare la tua reazione e impedire che delle semplici parole abbiano potere su di te.

Ed è in quel momento che inizi a capire l’incredibile verità sui sentimenti che hai avuto:

Niente nel mondo esterno ha il potere di renderti arrabbiato o nervoso. Solo tu puoi farlo. Quando senti dire qualcosa che percepisci come offensivo, in realtà stai decidendo tu di offenderti. L’altra persone non ti sta facendo arrabbiare, ti arrabbi da solo. Nessuna sequenza di parole ti può fare male, se non prendi la decisione di soffrire quando la senti. E perché mai vorresti farlo?

Quando cresciamo, impariamo che è socialmente accettabile essere agitato o arrabbiato per cose che la società ha deciso siano “veramente” offensive, mentre non è visto di buon occhio quando qualcuno si sente alla stessa maniera per cose “non veramente” offensive. E mentre cresciamo e accettiamo questa classifica di cosa è abbastanza offensivo e di cosa non lo è, dimentichiamo che abbiamo il potere di decidere per noi stessi se vogliamo arrabbiarci del tutto.

Iniziamo a credere ancora che le altre persone possono “farci arrabbiare”.

Ma la verità è che, come esseri umani intrappolati in un corpo di carne ed ossa, siamo incapaci di avere esperienza di ciò che capita nel mondo al di fuori delle nostre teste. Tutto ciò che senti, pensi, percepisci, tutto ciò di cui hai esperienza non è nient’altro che segnali elettrici e chimici nel tuo cervello. Alcuni di questi sono tradotti automaticamente dal tuo cervello: non devi “imparare” a vedere, vedi e basta. Altri hanno bisogno che tu impari ad interpretarli: quando qualcuno parla, senti automaticamente delle parole, ma hanno significato per te solo dopo che hai imparato la lingua.

Le parole che sentiamo ed il comportamento che vediamo nel nostro ambiente non hanno significato su di noi tranne che quello che abbiamo imparato ad associargli. E possiamo imparare a cambiare queste interpretazioni, proprio come abbiamo fatto da bambini al parco. Invece di pensare “questo bambino mi ha chiamato stupido, per cui mi devo sentire male” abbiamo imparato a pensare “questo bambino deve sentirsi male se ha bisogno di chiamarmi stupido, non è necessario arrabbiarsi” e questo ci ha aiutato a capire che le parole non hanno potere su di noi, e forse abbiamo anche avuto un po’ di compassione per l’altro bambino.

Allo stesso modo, abbiamo ancora quella capacità quando da adulti ci troviamo di fronte al comportamento spiacevole delle altre persone. Lo dimentichiamo mentre crescendo incominciamo ad avere un certo controllo sul nostro mondo, e cominciamo a pensare che dovremmo avere la possibilità di controllare il “comportamento inaccettabile” delle altre persone, ma non possiamo. Non possiamo impedire ai nostri colleghi di provare a fregarci la promozione, non possiamo impedire alle nostre mogli e mariti di disinnamorarsi di noi, non possiamo impedire ai nostri governi di combattere le guerre. E’ come essere tornati al parco: l’unica cosa che possiamo fare è impedire che il mondo esterno abbia il potere di controllare il nostro stato d’animo. E possiamo imparare a capire che è proprio quello che abbiamo fatto fino ad ora: abbiamo dato via quel potere. Abbiamo passato il telecomando a chiunque lo volesse prendere e detto “ecco, adesso controlli tu come mi sento e come reagisco”.  Potremmo iniziare a pensare che forse l’altro bambino al parco aveva ragione: siamo certamente stati stupidi.

Abbiamo sofferto di danno da illusione credendo che eventi esterni potessero controllare il nostro stato d’animo interno. A volte sembra proprio che abbiano questo potere e nemmeno ci accorgiamo della scelta che facciamo di accettare questa idea, ma quando smettiamo di farlo possiamo scoprire la verità: non erano gli eventi esterni che ci facevano reagire in un certo modo, eravamo noi stessi. Reagivamo nel modo che credevamo opportuno. Ma perché lo credevamo opportuno? Quando esaminiamo queste credenze spesso notiamo che non hanno nessuna buona ragione di esistere. Perché dovresti arrabbiarti per certe parole, o per ogni altro comportamento delle altre persone? La rabbia, la tristezza o i capricci ti aiutano a migliorare la situazione? Di solito, no. Piangere per le nostre sfortune di solito non ci aiuta a raggiungere quella promozione o a fare in modo che qualcuno ci ami ancora o a fermare la guerra. Il beneficio di questa reazione è zero. Il costo, invece, può essere enorme: possiamo sentirci molto arrabbiati ed essere molto infelici per molto tempo. Se davvero abbiamo una scelta, e ce l’abbiamo, perché mai dovremmo scegliere di renderci infelici quando non ci guadagniamo niente?

Ovvio che non dovremmo. L’unica domanda che ha senso è quanto possiamo evitarlo. Da bambini, non pensavamo potessimo influenzare per nulla le nostre emozioni, ma abbiamo imparato che possiamo almeno controllare la connessione tra le parole che ci dicono e le nostre reazioni. Chi di noi ha applicato questo tipo di mentalità alle altre sfortune della vita ha scoperto che possiamo controllare come ci sentiamo anche in reazione ad eventi non verbali come tradimento e perdite finanziarie.

In molti credono ancora che c’è un limite superato il quale è “accettabile” essere arrabbiato, che quando qualcosa va “abbastanza male”, hai “il diritto” di arrabbiarti. Beh, ovviamente puoi arrabbiarti per qualsiasi cosa, ma questo non ti aiuta a risolvere niente, e se hai la possibilità di non sentirti male, perché farlo? Ti dai solo la zappa sui piedi.

Possiamo essere calmi e sereni anche di fronte alle peggiori catastrofi? Gli esempi sono così rari nel nostro ambiente che in molti credono non sia possibile. Certamente ci vuole molta pratica per arrivare al punto in cui anche una grave perdita non ci disturba, ma ogni passo che possiamo fare in quella direzione diminuirà gli episodi in cui ci arrabbiamo e soffriamo. Esiste un limite oltre il quale nemmeno la pratica ci può portare? Se mai lo trovassi, ve lo farò sapere. Fino ad allora, continuerò a seguire l’esempio del maestro zen.

Proprio come noi stessi spesso causiamo i nostri problemi illudendoci che sia giusto comportarci in modi dannosi, spesso siamo la causa delle nostre emozioni spiacevoli, che nascono in noi solo perché abbiamo imparato a credere che dobbiamo reagire in una certa maniera. Quando eliminiamo l’idea che dobbiamo sentirci male in risposta a certi eventi e la sostituiamo con l’idea che gli eventi esterni non devono avere il controllo di come ci sentiamo o reagiamo, possiamo eliminare un enorme quantità di danno da illusione dalle nostre vite, perché le nostre molteplici emozioni spiacevoli sono proprio questo: sofferenza inutile che non ha nessun buon utilizzo. Pensi che il maestro Zen si senta mai male?

E’ facile capire che sei tu la causa della sofferenza emozionale nella tua vita, ma è molto più difficile integrare veramente questa idea nella tua vita ed avene beneficio tutte le volte. Ma la pratica rende perfetti, e anche se non diventi proprio perfetto almeno ti rende molto migliore, e vale veramente la pena di portare questo miglioramento nella tua vita.

Ciò che rende possibile portare cambiamenti come questo nelle nostre vite è la conoscenza di come funzionano la nostra mente e le nostre emozioni. La vecchia e famosa frase “conosci te stesso” è probabilmente il maggior concentrato di saggezza espresso in tre parole.

Nel prossimo articolo, andremo a dare un’occhiata scientifica a come noi esseri umani funzioniamo. Perché facciamo quello che facciamo? Perché siamo come siamo? Una conoscenza pratica di queste cose è estremamente importante ed utile nella vita, e come potresti aspettarti seguendo il ragionamento della prima parte di questo corso, neanche una parola di queste informazioni viene disseminata nelle nostre scuole e la maggior parte dei nostri genitori non ne sa abbastanza da poterci insegnare qualcosa.

[Articolo originale: The Most Effective Way To Solve All Your Problems.]

Come “Il Gioco” ha fatto di me una persona migliore

image La storia inizia qualche anno fa.

Girovagando in rete, nella speranza di migliorare il mio inglese, decisi di scaricarmi qualche audiolibro in lingua originale (L’audiolibro è un formato molto popolare nei paesi anglosassoni ma pressoché sconosciuto qui in Italia. Per chi non sapesse cosa sia, ci sono maggiori informazioni qui). Mi imbattei in due titoli che sembravano interessanti:

  • The 4 hour workweek, di Tim Ferris (Inglese, Italiano), un libro molto interessante, del quale parlerò in futuro e
  • The Game, di Neil Strauss (Inglese, Italiano )

Diligentemente ascoltai tutto 4HWW, a volte aiutandomi con la versione PDF per comprendere bene il tutto. The Game, invece, rimase dimenticato in qualche cartella del mio hard disk per diversi mesi, fino al fatidico giorno nel quale ritrovandolo per caso aggiunsi i file MP3 alla mia playlist.

Una storia intrigante

Il libro è il racconto autobiografico di alcuni anni di vita di Neil Strauss, giornalista per il magazine americano Rolling Stones.
Inizia raccontandoci come, seguendo per un anno il tour dei Motley Crue e lavorando gomito a gomito con le celebri rock star, l’autore abbia ricevuto un totale di un bacio: da Tommy Lee ubriaco.

La realizzazione bruciante che neanche avendo a disposizione migliaia di “groupies” era riuscito ad avere una relazione con una donna, lo spinge quindi sulla rete, nei gruppi di discussione e nei forum, per cercare di capire che cosa aveva di sbagliato. Finché non si imbatte nel gruppo di discussione di “Mystery”, un guru della seduzione che elargisce la propria saggezza ad una manciata di lettori. O, come si definisce egli stesso, un Pick Up Artist, o PUA (in italiano potrebbe essere Artista Del Rimorchio).

Mystery sostiene che l’approccio al gentil sesso deve essere considerato alla stregua di un gioco, dove per vincere la partita basta avere la strategia corretta. E in ogni caso, perdere non è mai una  tragedia, ci sono tante altre partite da giocare!

Il libro continua poi descrivendo il percorso che porta un autore impacciato e anche un po’ sfigato a diventare egli stesso un Pick Up Artist di enorme successo.

Galvanizzato dalla lettura, decisi quindi di mettermi al computer e cercare questa Seduction Community nella rete. Magari esisteva veramente, e non si trattava solo dell’invenzione di uno scrittore americano. Beh, con felicità scoprii che non solo esisteva veramente una comunità di gente proprio come me che cercava di migliorare il proprio approccio al mondo femminile, ma che si trattava di un ambiente veramente interessante, fertile di idee e tollerante verso i newbies.

Inutile dire che i gruppi di discussione e i blog dei vari PUA sono diventati da quel giorno parte del mio quotidiano. Mentre l’uomo medio legge le news del giorno sul sito del corriere (o la gazzetta, o qualsiasi altro giornale), le mie pause caffé e tempi morti sono riempiti dalla saggezza dei membri della Seduction Community.

Un mondo inaspettato

Ma di cosa parlano questi curiosi personaggi? Frasi magiche che fanno cadere le mutandine alle signore? Tecniche di ipnosi al limite del legale?

Beh, non proprio. La prima, dura lezione che aspetta l’apprendista seduttore è che non esistono pillole magiche o tecniche infallibili. Nemmeno i più quotati PUA hanno un successo del 100%. Ma non per questo bisogna scoraggiarsi.

Una delle prime cose che apprendiamo è che il gioco viene diviso in due principali settori: l’outer game e l’inner game.

L’outer game è la parte più visibile e facile da capire. Si tratta di tutta la “tecnica”, dall’approccio al caffè della mattina dopo. Che cosa dire, che argomenti proporre, come approcciare un gruppo di sconosciute, come isolare la “preda” dalle amiche o dagli amici per riuscire il giusto livello di intimità. Come toccare, dove toccare, quando toccare, quanto toccare. Esistono una marea di guide, a pagamento e non. La più famosa si chiama “Magic Bullets”, e vale veramente la pena di darle un’occhiata. E’ stata scritta dai seguaci di Mystery, come evoluzione delle tecniche professate dal PUA protagonista di The Game.
Altri si affidano alla Programmazione Neuro-Linguistica (PNL) e la sbandierano come la panacea di tutti i mali.
L’outer game quindi non è nient’altro che una serie di attrezzi che il seduttore deve imparare a maneggiare per riuscire a destreggiarsi nelle varie situazioni.

Discorso diverso per l’inner game. Se lo scopo dell’outer game è cambiare le nostre azioni per ottenere risultati migliori, lo scopo dell’inner game è cambiare il nostro modo di vedere le cose per cambiare le nostre azioni.
Faccio un esempio. Molte delle tecniche dell’outer game funzionano perché ci portano ad imitare passo-passo come un uomo con una smisurata fiducia in sé stesso si comporterebbe in una data situazione (in questo caso, rimorchiare 🙂 ). La funzione dell’inner game invece è quella di aiutare lo studente a raggiungere “naturalmente” uno stato di alta fiducia in sé stesso. In questo modo, si possono abbandonare le tecniche e si può invece affidare semplicemente all’istinto.
Contrariamente all’outer game, non esiste una guida definitiva all’inner game. La motivazione è facilmente comprensibile: l’inner game compete ad un campo di studio che fa scervellare da migliaia di anni filosofi e, più recentemente, psicologi e sociologi. Finché non avremo capito perfettamente come funziona il cervello umano, non potremo scrivere una guida definitiva. E chissà, forse neanche allora.

Sia chiaro, non sto sostenendo che l’inner game sia superiore all’outer game, anzi. Specialmente all’inizio, fa comodo avere una serie di attrezzi da utilizzare al momento del bisogno. E anche chi ha una certa esperienza gode della “rete di sicurezza” offerta da un solido outer game.
Inoltre, per chi arriva da una situazione di bassa autostima, i risultati ottenuti tramite la pratica dell’outer game sono fondamentali per aumentare la fiducia in sé stesso.

In ogni caso, una cosa è certa: il mondo della Seduction Community offre strumenti veramente utili a qualsiasi uomo che abbia lo scopo di migliorare sé stesso.  A volte si tratta di consigli pratici, altre volte invece sono spunti di riflessione anche filosofici.

Molto del materiale che scrivo qui origina proprio da questo viaggio che ho deciso di intraprendere, alla scoperta di me stesso, delle dinamiche sociali e della relazione tra me e gli altri.