Esempio di comportamento beta

Per caso capito su questo articolo de “il giornale” (le virgolette sono d’obbligo).
Vale la veramente la pena di leggerlo, in quanto è il perfetto esempio del ragionamento dell’uomo beta.
L’articolo non è nient’altro che un breve riassunto del libro di Stefano Zecchi, il cui titolo potrebbe tranquillamente essere lamentele di un uomo beta. Tra l’altro lo stesso Zecchi è anche l’autore dell’articolo/recensione… Ma si sa che da quelle parti, il conflitto di interessi non esiste 🙂

Ma veniamo al contenuto dell’articolo. L’autore parte da un concetto sacrosanto, e cioè che ad un bambino, per crescere, servono entrambi i genitori: nello specifico, non è sufficiente solo l’intervento materno ma anche la figura del padre è di primaria importanza perché il figlio sappia farsi un’idea di cosa significa essere uomo.

Dopo poche righe però il testo si trasforma in una sorta di piagnisteo contro le cattivissime mamme che “vogliono fare tutto loro” compreso il ruolo paterno, ad esempio prendendo le decisioni principali in famiglia e comandando il marito a bacchetta.

Perché dico che questo sfogo sia un esempio del ragionamento beta? Innanzitutto perché ci troviamo di fronte ad un uomo che sostiene di non essere in grado di imporre la propria volontà alla compagna. Inoltre è evidente che l’autore non giudica gli uomini persone in grado di decidere del proprio destino, ma dei semplici pupazzi in balia degli eventi esterni: una tesi che qualsiasi uomo alfa rifiuterebbe a piè pari. Ricordate una delle caratteristiche salienti dell’uomo beta?

[…]Razionalizza il suo insuccesso con le donne (e nella vita) attribuendolo ad elementi al di fuori del suo controllo[…]

Parole sante, Roosh. Parole sante.

Ma proviamo ad analizzare i punti salienti del testo:

C’è però un luogo pubblico in cui si riconosce immediatamente il mammo: il supermercato. È impossibile non identificarlo:lo vedete un po’ curvo spingere faticosamente il carrello della spesa come il condannato ai lavori forzati spinge la carriola piena di pietre che ha appena finito di spaccare con le sue nude mani. Davanti a lui la mogliemadre impettita, sicura di sé, incede con passo ardimentoso, afferrando dallo scaffale di destra il pacco di pannolini, da quello di sinistra la confezione di omogeneizzati. Li getta nel carrello senza neppure voltarsi per vedere dove vanno a finire, perché tanto sa che il marito è esattamente un passo dietro a lei. Il mammo procede spingendo il carrello pesante, con lo sguardo vago, assente.

Siamo d’accordo Stefano, la visione di una tale dimostrazione di comportamento beta è a dir poco vomitevole. Ma come proponi di migliorare la situazione?

La madre, oggi, deve saper fare un passo indietro: sia lei a spingere il carrello della spesa e lasci (suggerisca, invogli) il marito a giocare con il figlio, perché gli trasmetta la sua maschilità e quella rappresentazione della vita che gli consentirà la formazione di un’identità precisa.

No, non ci siamo proprio. La madre fare un passo indietro? Difficile. Ella riempie semplicemente gli spazi lasciati vuoti dal rammollito del marito. Finché non sarà lui a cambiare (a fare un passo avanti!), la dinamica di coppia non può cambiare.

Come farebbe il padre dell’esempio a trasmettere la propria mascolinità al figlio quando lui stesso non ne possiede un briciolo? Il bambino a questo punto ha maggiori opportunità di impararla dalla madre!

Se il tizio avesse anche solo un accenno di testosterone nel sangue, non aspetterebbe certo che sia la donna a “concedergli” di passare del tempo col figlio secondo i propri termini. Lo pretenderebbe. O più probabilmente lo darebbe per scontato, e la semplice idea di chiedere alla moglie di fare un passo indietro lo farebbe sbellicare dalle risate.

Questo non perché il maschio alfa sia necessariamente prepotente o violento, anzi. Semplicemente egli sa di essere il principale responsabile del proprio destino, e sa benissimo che pretendere che siano gli altri a cambiare o addirittura a “cambiarci” è l’atteggiamento di chi non otterrà mai nulla dalla vita.

Si potrebbe anche tranquillamente assumere che il maschio alfa in questa situazione non ci si ritroverebbe proprio perché avrebbe con la compagna un tipo di rapporto decisamente diverso da quello descritto nella scena del supermercato di prima.

Come diceva saggiamente qualcuno, chi è causa del proprio male pianga sé stesso.

Milioni

Chi per lavoro è costretto a spostarsi verso una grande città utilizzando i mezzi pubblici ha la possibilità di sperimentare giornalmente quella sensazione scomoda, spaventosa e mentalmente faticosa che è tipica del “bagno nella folla”. All’improvviso ti trovi in mezzo a migliaia di persone, uno sciame impazzito di storie, esperienze, odori, colori, sensazioni.

E mentre la tua mente comincia ad abituarsi alla folla, ti soffermi con lo sguardo, curioso di sapere chi sono questi “colleghi pendolari”. E quasi sempre ti accorgi che si tratta di persone normalissime, non molto diverse da qualche tuo amico, da tua madre, da tuo fratello, da te stesso.

Le prime volte può essere una sensazione stravolgente, all’improvviso ti senti insignificante, omologato come sei alla massa di sconosciuti. Ma se osservata dal giusto punto di vista, questa diventa un’esperienza fondamentale: ci possiamo accorgere che, in fondo, non esistono persone veramente insostituibili. Tra i milioni di persone che popolano la metropoli, davvero non c’è nessuno che ti può far ridere come il tuo amico Mario o arrabbiare come il tuo capo o farti innamorare come la tua ragazza? Le probabilità sembrerebbero proprio dire do no.

Con questo non voglio certo dire che le tue relazioni sono senza valore, anzi. Ma è sempre utile ricordare che hai sempre la possibilità di creare nuove relazioni con con altri tra i milioni di persone che vivono intorno a te, e per questo non è giusto e non devi accettare un trattamento che non ti piace da chi ti sta vicino.